Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Manoscritti d'eccezione

· ​Otto secoli di missione domenicana a Mosul ·

Nel piano nobile del settecentesco Hôtel de Soubise a Parigi, sede degli Archives Nationales, è in corso dal 20 maggio (si concluderà il 24 agosto) un’esposizione dal titolo «Mésopotamie, carrefour des cultures: grandes heures e manuscrits ikaniens», allestita in occasione dell’viii centenario della fondazione dell’Ordine dei domenicani o frati predicatori a Tolosa nel 1215. La rarità dei trenta manoscritti riuniti, in originale e facsimile, tra codici armeni, siriaci, caldei, e arabi, raccolti dai missionari domenicani e attinti dalle più grandi collezioni pubbliche, (Bibliothèque Nationale de France, Bibliothèque domenicane du Saulchoir, Archives Nationales, École biblique et archéologique française de Jérusalem e la Biblioteca apostolica vaticana), consente di accrescere la conoscenza riguardo all’importanza dell’evangelizzazione domenicana all’interno del dialogo culturale tra oriente e occidente.

L’esposizione a Parigi

La mostra ripercorre otto secoli di missione domenicana, a partire dall’insediamento dell’ordine a Mosul, avviato con l’ambasceria in Mongolia del frate domenicano Andrea da Longjumeau, sotto il pontificato di Innocenzo IV (1245), ma offre altresì l’occasione di presentare parte dell’inestimabile fondo, costituito da 809 manoscritti, confezionati, tra il Tigri e l’Eufrate, all’alba del cristianesimo, in un arco compreso tra il XIII e il XX secolo.
Si tratta di un patrimonio librario d’eccezione, allargato a tutte le discipline del sapere, tra agiografia, filosofia, teologia, spiritualità cristiana e islamica, astrologia, musica e raccolte di poesie arabe, di cui si componeva l’archivio dell’antico convento domenicano di Mosul, trasformato oggi in prigione, e trasferito l’estate scorsa, per ragioni di sicurezza, nella vicina Arbil, dove attualmente è accessibile.
La selezione di codici esposta è il risultato di un paziente lavoro di anni, di restauro e catalogazione, svolto in collaborazione tra la Biblioteca apostolica vaticana, l’università Saint John’s Collegeville e il Centre Numérique des Manuscrits Orientaux. Il percorso espositivo si presenta articolato in quattro tappe, accompagnate da pannelli illustrativi che permettono di ammirare l’immenso valore storico e antiquario dei materiali eterogenei in mostra. Alle pionieristiche spedizioni archeologiche condotte nel Settecento e nell’Ottocento è dedicata proprio la prima sezione dell’esposizione, con le eccezionali attestazioni archeologiche costituite da un gruppo di tavolette cuneiformi (secondo millennio dell’era cristiana) considerate la prima versione conosciuta del diluvio universale, oppure da una serie di amuleti sumeri, ottimamente conservati, in lapislazzulo, calcite rosa e steatite, del iv secolo dell’era cristiana.
A partire dal 1750, con l’arrivo dei missionari domenicani italiani a Mosul comincia a profilarsi l’inestimabile raccolta libraria dei padri predicatori, composta di manoscritti miniati del XIII secolo e di testi a stampa, importati inizialmente da Roma. Tra gli esemplari di singolare pregio e bellezza, provenienti dal convento di Notre-Dame de l’Heure di Mosul, nelle vetrine di questa seconda fase, risalta il corpus di sette codici in facsimile, di svariato argomento, redatti in siriaco e arabo.

di Luisa Nieddu

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 gennaio 2019

NOTIZIE CORRELATE