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Manoscritti d'autore

Due ghiottonerie per bibliofili dal palato fine. Nei giorni scorsi è andato all’asta, alla casa d’arte Drouot, a Parigi, un libro contenente il primo abbozzo di quello che sarebbe stato poi celebrato come il capolavoro di Gustave Flaubert, Madame Bovary. Sono pagine che lo scrittore vergò mentre nella sua vulcanica mente veniva elaborando la struttura del romanzo, che richiese cinque anni di duro lavoro. 

Due pagine di «Madame Bovary»

Si dice che Flaubert avesse una penna particolarmente agile e che solo di tanto in tanto procedesse a correzioni o a limature. Ma il prezioso cartaceo smentisce, almeno in parte, questo assunto. Infatti quelle tormentate pagine di un Flaubert all’accanita ricerca del successo nel mondo delle lettere sono un groviglio di cancellature, di frasi sovrapposte, di segni obliqui, a testimonianza della ricerca di un linguaggio adeguato proprio per esprimere quel sentimento di inadeguatezza verso il mondo che angustiava e minava l’eroina. Del resto lo stesso Flaubert era consapevole della difficoltà di forgiare un linguaggio all’altezza dell’impresa che uno scrittore si prefigge, tanto da affermare che «il linguaggio umano è simile a un tamburo rotto su cui battiamo melodie per farci ballare gli orsi, mentre ciò che desideriamo è fare musica che commuova le stelle». Basti pensare, per esempio, al vano tentativo di Emma di trovare un linguaggio in grado di comunicare la sua crisi interiore al prete e il proprio amore a Rodolphe. E considerato che Flaubert, per sua stessa ammissione, finì per identificarsi con la protagonista del romanzo, quei preziosi scarabocchi che ora sono stati messi all’asta rappresentano un’ulteriore conferma del loro comune destino che li vede arrancare dietro un linguaggio che sia perfetta espressione di un mondo ritenuto colpevole di negare i sogni più belli. L’altra ghiottoneria riguarda la riproduzione della più antica copia di un altro capolavoro, Jane Eyre, di Charlotte Brontë. Il manoscritto presenta l’autografo della scrittrice, con accanto la cancellatura del suo pseudonimo, Currer Bell. È stato definito «il manoscritto della vendetta» perché Charlotte scrisse Jane Eyre dopo che un editore, certamente non lungimirante, aveva bocciato, perché «indegno», il romanzo precedente, The professor. Anche in questo caso i destini dell’autrice e della sua protagonista si identificano: entrambe, infatti, avranno la rivincita sul mondo che le avrebbe volute ai margini.

di Gabriele Nicolò

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21 agosto 2019

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