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Mano jihadista
sull’attentato a Istanbul

· ​Indagini della polizia turca ·

Ankara, 30. Le autorità turche avrebbero identificato i tre attentatori suicidi che si sono fatti saltare all’aeroporto Atatürk di Istanbul lo scorso 28 giugno provocando la morte di 42 persone. Per il momento, una fonte della sicurezza che ha chiesto di restare anonima afferma che «è probabile che almeno uno dei tre attentatori suicidi fosse straniero», ma «l’inchiesta è ancora in corso». 

I parenti delle vittime dell’attentato in lacrime (Afp)

E da Washington arriva intanto la conferma: l’attentato porta «il marchio di fabbrica della depravazione dei jihadisti» ha detto il capo della Cia, John Brennan, puntando il dito contro il cosiddetto Stato islamico (Is). La stampa turca si lancia in diverse ipotesi. Il quotidiano «Milliyet» sostiene che si tratti di cittadini del Tadjkistan e pubblica anche un’immagine dei tre attentatori insieme, scattata dalle telecamere di sicurezza. Secondo «Hürriyet», almeno uno dei tre attentatori sarebbe un ceceno, identificato come Osman Vadinov, giunto in Turchia da Raqqa, la città considerata una roccaforte dell’Is in Siria. A sostegno della propria tesi, l’edizione on line del quotidiano riporta le dichiarazioni del tassista che — secondo le ultime ricostruzioni dell’attacco — avrebbe condotto i terroristi in aeroporto: «Tra loro parlavano una lingua incomprensibile». I tre avrebbero affittato un appartamento circa un mese fa nel popoloso quartiere di Fatih. Intanto, si cerca di fare sempre maggiore luce sulla dinamica degli attacchi di due giorni fa. L’attacco è scattato alle 22 di martedì. Tre uomini armati di kalashnikov sono arrivati in taxi all’aeroporto Atatürk di Istanbul. Uno si fa saltare in aria davanti all’ingresso del settore arrivi. Gli altri due, sfruttando il panico creato dall’esplosione, evitano i controlli di sicurezza e iniziano a sparare all’impazzata. I due attentatori rimasti vivi ingaggiano uno scontro a fuoco con la polizia, prima di farsi entrambi esplodere. Vengono uccise 42 persone, di cui 14 straniere. I feriti sono 239, di cui 41 in terapia intensiva. Immediate le ripercussioni sul piano internazionale. Tutti i leader mondiali hanno espresso le proprie condoglianze al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. 

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