Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Manipolatori smascherati

· In un libro di Pascal Ide ·

L’impresa era rischiosa in un periodo in cui il tema delle personalità narcisistiche è particolarmente diffuso nella letteratura umanistica tanto da poter sembrare abusato. Ma il volume (Manipulateurs. Les personnalités narcissiques: détecter, comprendre, agir, Paris, Editions Emmanuel, pagine 298, euro 19), scritto da un prete della comunità dell’Emmanuele, padre Pascal Ide, offre una luce nuova su un fenomeno fino a qualche anno fa poco conosciuto o sottovalutato, e poi soggetto a numerose analisi e interpretazioni divergenti. Forte di un ricco bagaglio intellettuale, l’autore — dottore in medicina, filosofia e teologia — propone innanzitutto un giro d’orizzonte completo della questione. Riparte così dalle tre categorie di manipolatori perversi (altro appellativo delle personalità narcisistiche), individuate dalla studiosa Isabelle Nazare-Aga — quella seduttiva, vittimaria o dittatoriale — per dar loro ulteriori sviluppi in chiave cristiana. Con una premessa necessaria: il fenomeno, che potrebbe sembrare endemico di fronte alla letteratura pletorica a lui dedicata, rimane molto marginale a livello mondiale. È quindi importante, avverte l’autore, operare una distinzione netta tra personalità manipolatrice — patologica — e semplice tratto manipolatore, che ognuno di noi può manifestare in determinate situazioni. 

John William Waterhouse «Eco e Narciso» (particolare 1903)

E proprio dalle Scritture Ide attinge per trovare una personificazione precisa di tale struttura psicologica, precisando che se una lettura psicologizzante della Bibbia può condurre a interpretazioni azzardate dei racconti, essa tuttavia costituisce una riserva infinita «di comprensione dei comportamenti umani, dai più perversi ai più santi». Così, il faraone viene definito la figura narcisistica per eccellenza, accanto a personaggi quali il re Saul o la regina Gezabele, che hanno in comune di essere privi di empatia, trasgressivi e ostili a ogni rapporto di uguaglianza. Il faraone in particolare, pur ammettendo in qualche modo i suoi torti, «non riconosce mai la volontà dell’altro, non riconosce l’altro». La sua logica è solo e sempre quella «della protezione e della gloria del proprio ego. Il suo mondo è senza esteriorità, viene misurato soltanto da se stesso», caratteristica, questa, tipica di tale patologia.
Ide non elude neppure la questione della presenza di simili personalità nella Chiesa. Assumendo il presupposto di Jacques Maritain secondo cui «una cosa è la Persona della Chiesa, un’altra il suo personale», l’autore passa in rassegna alcuni casi emblematici della storia recente per capire come personalità quali padre Maciel, abbiano potuto ingannare perfino le autorità ecclesiali più importanti e imperversare per anni, facendola franca. D’altronde, essendo la sete smisurata di potere una delle principali specificità della personalità narcisistica, non c’è da meravigliarsi che la Chiesa possa essere ambita da simili predatori: si manipola l’altro con quanta più facilità che si pretende di parlare nel nome di Dio. Allo stesso modo, il manipolatore vittimario farà della compassione cristiana un rifugio prediletto per appagare il proprio bisogno patologico di compiacimento, spesso a scapito degli altri fedeli.
«Chi saggiamente sa riconoscere i propri errori può essere un vero e grande capo!» con questo criterio di discernimento, attinto dal famoso fumetto franco-belga Blueberry l’autore preconizza una certa vigilanza nei confronti di queste persone, soprattutto negli ambiti di potere e di responsabilità. Difficilmente individuabili, la loro struttura psicologica è condizionata fin dalla prima infanzia e raramente possono cambiare.
Interessante a tale riguardo è la riflessione più generale sulla nozione di dono alla quale il lettore è invitato. Se da una parte l’assenza di dono, che fa da corollario al narcisismo, è particolarmente favorita dalla società postmoderna secolarizzata, il suo pendant, l’eccesso di dono da cui scaturisce il burn out — fenomeno in costante crescita — dimostra l’urgenza di ripensare il nostro relazionarci con l’altro.
Il Vangelo rimane a tale fine l’antidoto infallibile contro quello che potremmo definire una crisi del dono, e la fonte di riflessione imprescindibile per l’emergere di un nuovo paradigma, auspicato da padre Ide, o piuttosto di un obiettivo, di stampo educativo: attraverso una «pedagogia del dono», grazie alla quale i bambini imparerebbero a dare gratuitamente fin dai primi anni della vita, si potrà avviare una profonda trasformazione del nostro modo di dare e di darci, pietra angolare di un’evangelica «conversione del dono».

di Solène Tadié

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 dicembre 2017

NOTIZIE CORRELATE