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Manifestazioni
a sostegno dei vescovi

· Non si ferma la mobilitazione popolare in Nicaragua ·

Manifestazioni in Nicaragua per sostenere la causa dei vescovi e chiedere la fine della repressione. Le organizzazioni che sostengono i cortei hanno fatto presente il fortissimo rischio di nuovi disordini a causa del possibile intervento massiccio delle squadre paramilitari, le cosiddette turbas, che sostengono il presidente Daniel Ortega.

I segni dei proiettili sul tabernacolo della chiesa della Divina Misericordia a Managua (Ap)

In vista di queste manifestazioni, i vescovi hanno inviato una lettera direttamente al presidente Ortega. Sebbene i contenuti esatti siano sconosciuti, i vescovi hanno espresso apertamente il loro desiderio di portare avanti la mediazione tra il governo e l'opposizione. I presuli hanno condannato le violenze e lanciato un appello alla comunità internazionale affinché intervenga per porre fine alla crisi. In un’altra dichiarazione, il vescovo Abelardo Mata, della diocesi di Estelí ha incoraggiato a «continuare le manifestazioni pacifiche e le preghiere in risposta agli attacchi». Ha anche chiesto la fine della profanazione delle chiese da parte delle forze paramilitari.

Il vescovo Carlos José Avilés, uno dei membri della commissione per il dialogo nazionale in Nicaragua, ha confermato che «esiste una aperta persecuzione della Chiesa». Il presidente Ortega «ha detto che i vescovi sono i leader del golpe e che chiunque sostenga i dimostranti è un terrorista. Quindi siamo tutti terroristi perché abbiamo aperto le porte alle persone che corrono e fuggono e che sono ferite» ha spiegato Avilés. Diversi preti a Managua — ha riferito Avilés — hanno ricevuto minacce di morte e almeno due chiese sono state vandalizzate. Una gravissima aggressione è stata commessa ieri contro il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, e il vescovo ausiliario, Silvio José Báez, presso la basilica di San Sebastían a Diriamba.

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23 marzo 2019

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