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Manifestazioni di protesta
paralizzano Caracas

· Maduro minaccia di arrestare i parlamentari dell’opposizione ·

Non si allenta la tensione tra governo e opposizione in Venezuela. Il presidente, Nicolás Maduro, ha minacciato ieri di arrestare i parlamentari dell’opposizione se tenteranno di avviare la procedura di impeachment nei suoi confronti. Il capo dello stato, in un discorso pubblico, ha affermato che, anche trattandosi di membri del Congresso, «se tenteranno di aprire un processo politico, incostituzionale, la magistratura deve procedere e arrestare chi viola la Costituzione». 

Contrapposizione tra polizia e sostenitori dell’opposizione a Caracas (Ap)

Lo sciopero generale di dodici ore, indetto ieri dalle opposizioni per protestare contro il governo, ha paralizzato il paese. Stando alle prime immagini diffuse dai social network, la manifestazione di protesta sembra aver riscosso una forte adesione. Il presidente del parlamento, in mano alla coalizione antichavista, ha detto che lo sciopero generale è stato «appoggiato da una forte maggioranza». Di altro avviso è stato invece il ministro dell’informazione, Ernesto Villegas, secondo cui la manifestazione è stato «un nuovo fallimento». Come detto, lo sciopero è stato deciso dal Tavolo dell’unità democratica (Mud, antichavista), nell’ambito di una serie di mobilitazioni di protesta contro la sospensione del referendum per revocare il mandato di Maduro, dopo le manifestazioni di mercoledì scorso che hanno visto centinaia di migliaia di venezuelani scendere in piazza contro il governo. Ieri a causa dello sciopero il paese era quasi completamente bloccato con autostrade semideserte, stazioni di autobus con poco servizio, zone industriali apparentemente inattive. Maduro e il suo numero due, Diosdado Cabello, avevano minacciato nei giorni scorsi di fare occupare le fabbriche e le attività commerciali dalle forze armate se i lavoratori avessero aderito allo sciopero. Il governo aveva inoltre promesso un aumento del 40 per cento del salario minimo, per convincerli a non associarsi alla mobilitazione. Tuttavia, per la prossima settimana le opposizioni hanno minacciato una nuova mobilitazione, ovvero una marcia verso il palazzo presidenziale.

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22 settembre 2019

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