Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Mani tese per costruire ponti
con chi non crede o ha altre fedi

· All’udienza generale il Papa commenta il discorso di Paolo ad Atene e ribadisce l’importanza del dialogo con le culture ·

Per costruire «ponti con la cultura, con chi non crede o con chi ha un credo diverso dal nostro» anche oggi bisogna avere «sempre la mano tesa», mentre serve a ben poco l’aggressività. È l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dal famoso discorso di san Paolo all’Areopago di Atene, commentandolo all’udienza generale di mercoledì mattina, 6 novembre, in piazza San Pietro.

Proseguendo le catechesi sugli Atti degli apostoli, il Pontefice si è soffermato sui versetti 22-23 del capitolo 17, per mostrare un modello esemplare d’inculturazione della fede: proprio quello scelto da Paolo In una città, la capitale greca appunto, «che malgrado la decadenza politica, custodiva ancora il primato della cultura». Ne è scaturita una riflessione molto attuale sulla necessità «di inculturare con delicatezza il messaggio della fede, ponendo su quanti sono nell’ignoranza di Cristo uno sguardo contemplativo, mosso da un amore che scaldi anche i cuori più induriti». Con la conseguente richiesta da parte di Francesco di domandare «anche noi oggi allo Spirito Santo di insegnarci» a dialogare con chi la pensa in modo diverso.

Prendendo spunto dall’impatto dell’apostolo delle Genti col paganesimo — che «però, invece di farlo fuggire, lo spinge a creare un ponte per dialogare con quella cultura» — il Papa ha elogiato la sua scelta «di entrare in familiarità con la città» iniziando a frequentarne «i luoghi e le persone più significativi»: la sinagoga, simbolo della vita di fede; la piazza, simbolo della vita cittadina; e l’Areopago, simbolo della vita politica e culturale. E nel farlo, ha osservato il Pontefice, Paolo «incontra tutta la gente; non si chiude, va a parlare» con tutti. Dunque, è la successiva considerazione, egli «non guarda la città di Atene e il mondo pagano con ostilità, ma con gli occhi della fede». E ciò, secondo Francesco, deve interrogare «sul nostro modo di guardare le nostre città: le osserviamo con indifferenza? — si è chiesto — Con disprezzo? Oppure con la fede che riconosce i figli di Dio in mezzo alle folle anonime?».

Primo merito di Paolo è dunque quello di aver aperto «un varco tra il Vangelo e il mondo pagano» e di averlo fatto «nel cuore di una delle istituzioni più celebri del mondo antico». Ma c’è anche un ulteriore successo: infatti nonostante susciti «scherno e derisione» e il suo tentativo sembri fallito, costringendo Paolo ad allontanarsi, accade invece che alcuni aderiscano alla sua parola aprendosi alla fede. Come Dionigi, membro dell’Areopago, e Damaris. Per cui, ha concluso il Papa, «anche ad Atene il Vangelo attecchisce e può correre a due voci: quella dell’uomo e quella della donna!».

La catechesi

 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE