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Mandato conciliare

· In memoria di Piero Rossano ·

Quando i padri del concilio Vaticano II invitarono i cattolici di tutto il mondo ad avere relazioni positive, rispettose ed amichevoli con i seguaci di altre religioni, monsignor Rossano prese seriamente questa sfida e si impegnò con tutto il cuore a mettere in pratica il mandato conciliare. Il suo nome è legato fin dall’inizio al Segretariato per i Non-Cristiani, ora Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, del quale sono presidente. Oggi, in occasione del 25° anniversario della morte, vorrei commemorare monsignor Rossano.

Piero Rossano

Già prima del concilio, nell’enciclica Pacem in Terris (11 aprile 1963), san Giovanni XXIII esaltava la dignità della persona umana, invitando a: «non confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale o religioso. L’errante è sempre e anzitutto un essere umano e conserva, perciò, la sua dignità di persona; va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità» (n. 83).

Ma fu nel discorso di apertura del concilio Vaticano II (11 ottobre 1962), che Papa Roncalli invitò a promuovere l’unità nella famiglia cristiana e umana: l’unità dei cattolici, l’unità con i cristiani non ancora in piena comunione e infine, l’unità basata sulla stima e il rispetto che coloro che seguono le diverse forme di religione non ancora cristiane nutrono verso la Chiesa cattolica (Gaudet Mater Ecclesia, § 8.2).

L’anno dopo, il 28 ottobre 1965, la dichiarazione Nostra aetate definirà le relazioni con le religioni non cristiane in termini di «rispetto sincero, annuncio, dialogo (colloquium), collaborazione, testimonianza della fede e della vita cristiana» (Nostra aetate, n. 2 e f.), e di «dialogo fraterno» (in riferimento agli ebrei, ivi, n. 4e).

Lo scopo del Dialogo — confidò una volta Paolo VI a monsignor Rossano — è «manifestare agli uomini l’amore di Cristo». In questo senso, sia Paolo VI, che Giovanni Paolo II hanno compiuto gesti simbolici per esprimere il loro desiderio di riconciliazione e solidarietà tra gli uomini di religioni diverse (Piero Rossano, «Le cheminement du dialogue interreligieux de Nostra aetate à nos jours», Bulletin 1990, pagina 136)

Paolo vi restituì al governo turco lo stendardo della flotta musulmana conquistata dai cristiani alla battaglia di Lepanto e iniziò a ricevere in via ufficiale, e con grande cordialità, rappresentanti di religioni non cristiane. Si avvicendarono presso di lui il Dalai Lama, i patriarchi buddisti della Tailandia e del Laos, i responsabili delle organizzazioni religiose del Giappone, personalità religiose del sikhismo e del giainismo, e del taoismo, e ovviamente tanti rappresentanti di organizzazioni musulmane ed ebraiche.

Col suo straordinario carisma, san Giovanni Paolo II ha confermato il cammino del dialogo. Il discorso ai giovani musulmani a Casablanca (19 agosto 1985), la visita alla sinagoga di Roma (13 aprile 1986), ma soprattutto la giornata di Assisi (27 ottobre 1986) hanno colpito il mondo dei cristiani e dei non cristiani. Nel 2002, dopo i drammatici avvenimenti di New York e Washington dell’11 settembre 2001 e le loro tragiche conseguenze nel Medio e Vicino Oriente, propose un Decalogo per la pace ai capi di Stato e ai rappresentanti dei Governi di tutto il mondo.

Giovanni Paolo II sviluppò la “cultura del dialogo” e ha introdotto il dialogo interreligioso nella coscienza dell’umanità, come risposta al disegno di unità di Dio sulla famiglia umana.

Benedetto XVI ha proposto il “dialogo della carità nella verità”, che nel processo di globalizzazione mondiale trova un’occasione propizia per promuovere relazioni di universale fraternità tra gli uomini, ed ha affermato che la libertà religiosa è un diritto sacro e inalienabile. Convinto che negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa significhi coltivare una visione riduttiva della persona umana e rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana (Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace, 1° gennaio 2011, n. 1.4), Benedetto xvi non ha perso occasione per sostenerla.

Sono stati compiuti passi significativi verso le tappe indicate dal concilio Vaticano II e dagli ultimi sei pontefici. Monsignor Rossano, di cui oggi facciamo memoria nel 25° del suo ritorno alla casa del Padre, ne ha accompagnato e orientato in modo significativo i primi passi. Il cammino è ancora lungo. Tuttavia, la Chiesa spera che un giorno i seguaci di tutte le religioni conquisteranno la meta definitiva per essere “un cuor solo e un’anima sola” (Atti degli Apostoli 4,32) adorando Dio “in spirito e verità” (Giovanni 4,23).

di Jean-Louis Tauran

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18 settembre 2019

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