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Manca la volontà politica
di fermare riarmo e conflitti

· L’appello del Papa all’Angelus e nel discorso alla plenaria della Pontificia accademia delle scienze ·

«Mancano volontà e determinazione politica per arrestare la corsa agli armamenti e porre fine alle guerre, per passare con urgenza alle energie rinnovabili, ai programmi volti ad assicurare l’acqua, il cibo e la salute per tutti, ad investire per il bene comune gli enormi capitali che restano inattivi nei paradisi fiscali». È la forte denuncia di Papa Francesco, che prima all’Angelus di domenica 11 novembre e poi nell’udienza del giorno successivo alla plenaria della Pontificia accademia delle scienze ha lanciato un nuovo appello contro il riarmo e la guerra.

Russell Bignold, «In cerca della pace»

Ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per la preghiera mariana il Pontifice ha ricordato il centenario della fine della prima guerra mondiale, che Benedetto xv definì «inutile strage». Quella drammatica «pagina storica», ha avvertito, «è per tutti un severo monito a respingere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo». Da qui l’invito a pregare «per tutte le vittime di quella immane tragedia», accompagnato da un’esortazione esplicita: «investiamo sulla pace, non sulla guerra».

Anche ai partecipanti alla plenaria della Pontificia accademia delle Scienze, ricevuti lunedì mattina nella Sala del Concistoro, Francesco ha riproposto il tema della pace, insistendo soprattutto sulla «fondamentale importanza di impegnarsi a favore di un mondo senza armi nucleari». Per questo ha chiesto agli scienziati un’«attiva collaborazione al fine di convincere i governanti della inaccettabilità etica di tale armamento a causa dei danni irreparabili che esso causa all’umanità e al pianeta», ribadendo al tempo stesso la necessità di un disarmo globale.

Nel suo discorso il Papa ha toccato anche il tema dello sviluppo sostenibile, invocando «risposte adeguate per la salvaguardia della salute del pianeta e delle popolazioni». Per Francesco «il superamento della fame e della sete, dell’elevata mortalità e della povertà, specialmente tra gli ottocento milioni di bisognosi ed esclusi della terra, non verrà raggiunto senza un cambiamento negli stili di vita». In vista di questo obiettivo la scienza deve perciò fornire alla politica e all’economia «indicazioni per procedere con maggiore certezza verso il bene comune, a vantaggio specialmente dei poveri e dei bisognosi, e verso il rispetto del pianeta».

Il Papa all’Angelus

Il discorso alla Pontificia Accademia delle scienze

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19 settembre 2019

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