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​Manca il quorum
al referendum
sul nuovo nome

· Si complica il cammino di adesione della ex Repubblica jugoslava di Macedonia all’Ue ·

Nell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia è fallito — per mancato raggiungimento del quorum — il referendum sull’accordo con la Grecia per il nuovo nome proposto per il paese: «Macedonia del nord». L’affluenza alle urne è stata di appena sopra il 36 per cento, dunque inferiore al 50 per cento richiesto per ritenerlo valido. Dei voti registrati, circa il 90 per cento sono stati espressi a favore del nome ipotizzato, rispetto a poco più del 6 per cento di contrari. Il primo ministro socialdemocratico Zoran Zaev, fautore della consultazione, ha ricordato che il voto era consultivo e non vincolante e che «è stato un referendum di successo: la maggioranza dei cittadini ha votato sì».

Il primo ministro ha chiarito che «la volontà degli elettori in questo referendum consultivo dovrà trasformarsi in attività politica in parlamento», per poi fare ipotesi concrete: «Se avremo la maggioranza dei due terzi per le modifiche costituzionali andremo avanti con l’attuazione dell’accordo con la Grecia, se non l’avremo andremo presto a elezioni anticipate».

Per l’approvazione delle modifiche costituzionali legate all’accordo con la Grecia per il nuovo nome è richiesta la maggioranza dei due terzi, che attualmente il governo non ha. L’accordo fra Skopje e Atene — definito da più parti «storico» — che dovrebbe porre fine a una disputa lunga 27 anni, rischia così di restare ancora incompiuto.

In ogni caso, al momento Zaev non ha dubbi: «Non c’è alternativa all’adesione della Macedonia a Ue e Nato». Ma dopo aver fatto questa affermazione, il primo ministro ha aggiunto che non si può escludere la prospettiva di nuove elezioni e ha anche indicato «novembre come data possibile».

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19 settembre 2019

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