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Manafort
si dichiara colpevole

· Lo stratega della campagna di Trump ammette la cospirazione ·

Paul Manafort, l’ex capo del team incaricato di promuovere la campagna elettorale di Donald Trump nel 2016, si è formalmente dichiarato colpevole ieri in tribunale di due capi di imputazione: cospirazione contro gli Stati Uniti e cospirazione per ostacolare la giustizia. Manafort ha raggiunto un accordo di cooperazione con il procuratore speciale Robert Mueller nominato per fare luce sul cosiddetto Russiagate, ovvero i possibili legami tra il Cremlino e lo staff di Trump. L’accusa ha lasciato cadere cinque capi di imputazione e Manafort si è assunto la responsabilità dei due rimasti, per evitare un secondo processo.

Manafort era già stato dichiarato colpevole di otto capi di imputazione in un primo processo, mentre la giuria non aveva trovato l’accordo su altri 10 capi di imputazione, che ora saranno archiviati nell’ambito dell’accordo. Nessuno dei reati contestati nel primo e nel secondo processo sono legati alla campagna elettorale di Trump: si tratta di crimini finanziari e fiscali legati all’attività illegale di lobbying da parte di Manafort per conto di politici e oligarchi ucraini filorussi. Ma ora Manafort potrebbe diventare un testimone chiave nell’inchiesta di Mueller sulle interferenze russe nelle presidenziali statunitensi e sulla possibile collusione della campagna di Trump con il Cremlino.

Manafort tra l’altro partecipò all’incontro alla Trump Tower con emissari russi che avevano offerto materiale compromettente su Hillary Clinton, rivale di Trump durante le elezioni 2016. Dalla Casa Bianca è arrivata subito una nota per chiarire che l’accordo raggiunto da Manafort «non ha nulla a che fare con il presidente».

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