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Malattia ancora da debellare

· ​In una serie televisiva la Tangentopoli del 1992 ·

Si intitola 1992, perché è il racconto di un anno difficile, terribile, cruciale per l’Italia. Lo scrive Edoardo Zaccagnini aggiungendo che Tangentopoli, dunque, e la sua grande eco mediatica, ma anche l’uccisione di Salvo Lima e le atroci stragi di Palermo, con le morti dei giudici Falcone e Borsellino. 

Una scena dalla serie televisiva «1992»

E poi la televisione commerciale, il boom della Lega Nord e intanto, e insieme, e attorno, e dentro a tutto questo, il crescendo di temperatura che avrebbe portato, con la discesa in campo di un inedito schieramento politico, anche un nuovo modo di intendere e di fare la politica: «Prima la facevano solo i politici», dice uno dei personaggi della serie; dopo, racconta la storia, non fu più così. La televisione aveva iniziato da tempo a modificare la testa della gente, ora stava cominciando a cambiare anche la politica. È la parte più interessante di 1992, più del veloce ripasso lineare (non rilettura o approfondimento) di “mani pulite”.

Nelle dieci puntate di quasi un’ora ciascuna c’è un impasto di televisione, denaro e politica che consente un doppio viaggio nell’Italia di allora: «Pubblicità e politica si basano su promesse non mantenute» dice un’altra battuta della serie, volendo sottolineare l’esponenziale legame che questi due argomenti avrebbero stretto da allora in poi. Se sullo sfondo di 1992 c’è la vecchia classe politica del tempo, con nomi e fatti messi rapidamente in fila a partire dal Pio Albergo Trivulzio di Milano, procedendo prende forma e forza il ritratto di una politica allora in embrione, calcolata con tecniche di marketing e schemi da piccolo schermo.

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21 maggio 2019

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