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​Malati di abbandono

· ​Alla Pontificia Accademia per la vita il Papa parla di assistenza agli anziani e cure palliative ·

La malattia più grave per un anziano è l’abbandono. Ventiquattr’ore dopo l’udienza generale dedicata ai nonni, il Papa è tornato a parlare della condizione delle persone anziane, denunciando l’indifferenza che spesso circonda coloro che «a motivo dell’età, ricevono sempre meno attenzione dalla medicina curativa».

Vincent Van Gogh, «Vecchio che soffre» (1890)

Ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia per la vita, ricevuti giovedì mattina, 5 marzo, nella Sala Clementina, il Pontefice ha rinnovato l’appello a «prendersi cura di chi, per la sua condizione fisica o sociale, potrebbe essere lasciato morire o “fatto morire”». E ha ricordato che «evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri a governare l’agire dei medici, né lo sono le regole dei sistemi sanitari e il profitto economico». Lo Stato, ha incalzato, «non può pensare di guadagnare con la medicina»; al contrario, «non vi è dovere più importante per una società di quello di custodire la persona umana».

Per Francesco gli anziani «hanno bisogno in primo luogo delle cure dei familiari, il cui affetto non può essere sostituito neppure dalle strutture più efficienti o dagli operatori sanitari più competenti e caritatevoli». Quando non autosufficienti o affetti da malattie in stato avanzato o terminale, possono inoltre beneficiare delle cure palliative «offerte a integrazione e sostegno delle cure prestate dai familiari». Si tratta di terapie, ha ricordato, che «hanno l’obiettivo di alleviare le sofferenze nella fase finale della malattia e di assicurare al tempo stesso al paziente un adeguato accompagnamento umano». Da qui l’invito rivolto a professionisti e studenti «a specializzarsi in questo tipo di assistenza che non possiede meno valore per il fatto che “non salva la vita”». Le cure palliative infatti «realizzano qualcosa di altrettanto importante: valorizzano la persona». Sempre che, ha precisato il Papa, siano praticate «conservando integro lo spirito di servizio e ricordando che ogni conoscenza medica è davvero scienza, nel suo significato più nobile, solo se si pone come ausilio in vista del bene dell’uomo, un bene che non si raggiunge mai “contro” la sua vita e la sua dignità».

Il testo del discorso del Papa 

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26 gennaio 2020

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