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Mai smettere di sognare

«Nessun piccolo può rinunciare a fare cose grandi. Non solo, nessun piccolo, e nessun povero, deve mai smettere di sognare. È questa la grande lezione che ci lascia la Giornata mondiale della gioventù». Lo ha affermato monsignor José Domingo Ulloa, arcivescovo di Panamá, durante l’incontro organizzato, lo scorso 19 febbraio, dalla Pontificia commissione per l’America latina (Cal) e dall’ambasciatore del paese centroamericano presso la Santa Sede, Miroslava Rosas, per parlare dei frutti della recente Gmg.

Le giornate della gioventù sono divenute un evento che si è ormai radicato nella continuità storica dei pontificati. Senza dubbio, è una delle eredità vive di Giovanni Paolo ii, un modo straordinario di relazionarsi con i giovani. Papa Wojtyła soleva ripetere un proverbio polacco che diceva: «Per rimanere giovani bisogna stare con i giovani». E questo è lo spirito che ha prevalso nei tredici raduni internazionali per la Gmg che si sono tenuti finora e ai quali hanno partecipato ventuno milioni di giovani. I più gremiti sono stati quello di Manila nel 1995, con cinque milioni di partecipanti, e quello di Roma, a Tor Vergata, tenutosi nel 2000, a cui hanno preso parte due milioni di giovani. In questa Gmg del 2019 a Panamá le cifre, esaminate in prospettiva e in modo proporzionale, denotano il successo che l’evento ha avuto in America centrale. «In rapporto alla popolazione locale, è stata una delle più grandi della storia, se consideriamo che Panamá è un paese con soli quattro milioni di abitanti», ha affermato il responsabile della sezione giovani del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, padre João Chagas, presente all’incontro che è stato aperto da Guzmán Carriquiry Lecour, segretario incaricato della vicepresidenza della Cal.

Mai prima d’ora un raduno aveva riunito così tanta gente in un paese centroamericano. Ma, al di là delle cifre, la sensazione che in generale è rimasta ai panamensi è molto buona. Soprattutto per quel che riguarda la programmazione degli eventi, la logistica e i messaggi che Papa Francesco ha lasciato ai giovani cattolici del mondo in generale e alle società latinoamericane in particolare. «La città è stata invasa da un’ondata di bene. I partecipanti erano diversi, molto attenti all’aspetto spirituale, ma anche all’ambiente circostante», ha dichiarato l’arcivescovo di Panamá. «Per farsi un’idea — ha commentato — nella Cinta Costera, dove si sono svolti alcuni degli eventi con maggiore numero di partecipanti, i giovani hanno lasciato il luogo in condizioni perfette e addirittura hanno fatto la raccolta differenziata dei rifiuti».

La prima Giornata mondiale della gioventù centroamericana è stata definita come la Gmg sintesi del pontificato, per i temi e la chiarezza con cui il Papa ha parlato durante tutto l’incontro. Questo spiega perché la figura di Francesco, con il suo stile diretto, che antepone le persone alle istituzioni, sia diventata sinonimo, al tempo stesso, di speranza, di pensiero critico e di vita coerente per i giovani del continente.

La Gmg di Panamá evidenzia anche un cambiamento di paradigma nelle nuove generazioni cattoliche attuali. Si sta delineando un nuovo profilo del giovane cristiano su cui la Chiesa ha il dovere di riflettere seriamente e che in queste giornate è emerso in modo chiaro. La gioventù presente a Panamá è stata molto eterogenea per estrazione sociale e si è dimostrata abbastanza informata e aggiornata. Molti giovani provenivano dalle parrocchie (soprattutto la maggior parte della delegazione degli Stati Uniti), altri dai movimenti (in particolare i gruppi europei), e altri ancora non erano nemmeno credenti o professavano religioni diverse. In gran parte sperimentano sulla loro pelle la contraddizione di vivere in un sistema che li spinge da un lato alla moltiplicazione del consumo simbolico, ma dall’altro alla restrizione del consumo materiale dovuta alla situazione socio-economica della regione; hanno più accesso all’informazione, ma meno accesso alla presa di decisioni pubbliche; più aspettative nella vita, ma meno opzioni per realizzarle.

I giovani del continente americano puntano su una Chiesa impegnata nella realtà sociale, che si preoccupa della gente più povera, che non ha chi la difenda. Hanno una spiritualità concreta che si traduce in una pastorale basata interamente sulla dottrina sociale della Chiesa, con un accento particolare sulla realtà latinoamericana. Una costante di questa nuova generazione della Gmg è che molti giovani offrono volontariamente il proprio tempo libero e s’impegnano nelle cause per la difesa della legalità, della giustizia e dell’ambiente. Tanti a Panamá hanno indossato il “tau”, la piccola croce di legno francescana. Un elemento che ha caratterizzato le ultime due Gmg tenutesi nel continente americano e che ha ravvivato, tra i fedeli, anche la spiritualità mariana: come in Brasile ci sono stati molti giovani devoti alla Vergine di Aparecida, così a Panamá molti lo erano della Vergine di Guadalupe o di Santa Maria la Antigua.

di Silvina Pérez

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15 novembre 2019

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