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Mai rassegnati

· Il Pontefice ha iniziato la visita a Milano con la sosta alle Case bianche e l’incontro con il clero in duomo ·

La visita a tre famiglie negli alloggi popolari di un quartiere periferico, l’incontro con il clero ambrosiano in duomo, nel cuore ecclesiale della diocesi, e il pranzo con i detenuti del carcere di San Vittore: si è svolta così, con la consueta attenzione privilegiata agli ultimi, la prima parte del viaggio di Papa Francesco a Milano.

Il Pontefice trascorre l’intera giornata di sabato 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, nel capoluogo lombardo, dov’è giunto di buon mattino proveniente dal Vaticano. Con il passare delle ore la nebbia ha lasciato il posto a un bel sole primaverile che ha favorito una grande partecipazione. Folle di milanesi si sono assiepate lungo le strade percorse dal corteo papale: dall’aeroporto di Linate fino alle Case bianche del quartiere Forlanini; dalla centralissima piazza Duomo al penitenziario di San Vittore.

Nel primo discorso pronunciato in terra ambrosiana, Francesco ha preso spunto per le sue riflessioni dai doni ricevuti: una stola e un’immagine mariana venerata nella parrocchia di San Galdino, cui è affidata la cura d’anime nei palazzoni popolari. La prima, ha confidato, «mi ricorda che io vengo come sacerdote. Questa stola non l’avete comprata già fatta, ma è stata tessuta da alcuni di voi. Questo ricorda che il sacerdote cristiano è scelto dal popolo e al servizio del popolo». La seconda, la Madonnina, ricorda invece che «la Chiesa ha sempre bisogno di essere “restaurata”, perché è fatta da noi peccatori. Lasciamoci restaurare da Dio, dalla sua misericordia, specialmente in quaresima». Successivamente, nel duomo Francesco ha dialogato con i presenti, rispondendo alle domande di un prete, di un diacono e di una religiosa, in rappresentanza delle rispettive categorie.

Ai sacerdoti ha raccomandato di «non perdere la gioia di evangelizzare» e di «non temere le sfide» perché «è bene che ci siano» visto che «fanno crescere. Sono segno di una fede viva, di una comunità che cerca il Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti». Ai diaconi ha ricordato che «non c’è servizio all’altare, non c’è liturgia che non si apra al servizio dei poveri, e non c’è servizio dei poveri che non conduca alla liturgia»; come «non c’è vocazione ecclesiale che non sia familiare». Alle religiose ha lasciato la consegna a non rassegnarsi mai. Anzi, ha esortato, «quando cadiamo nella rassegnazione, ci allontaniamo dalla misericordia, andiamo subito da qualcuno, da qualcuna, dal Signore a chiedere misericordia, perché ci ristori e ci dia la pace».

Infine Francesco si è recato al carcere di San Vittore, dove non era mai entrato prima nessun Pontefice, e ha condiviso il pasto con un centinaio di detenuti. Nel pomeriggio la messa al parco di Monza.

Il discorso del Papa agli abitanti delle Case bianche  

Il dialogo con il clero e i religiosi 

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22 ottobre 2019

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