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Mai più violenza

· In un toccante incontro con una rappresentanza di detenuti il ricordo delle vittime della strage di Candelaria ·

«Candelaria nunca mais... Violencia nada, solo amor». Il mesto ricordo delle giovani vittime di una delle pagine più nere della storia recente del Brasile è entrato a pieno titolo nella gmg di Rio de Janeiro. Il grido di dolore  ripetuto più volte da Papa Francesco durante l’incontro di venerdì mattina con otto detenuti minorenni ha voluto essere in qualche modo un tributo alle otto giovani vite  stroncate nella notte del 23 luglio 1993, esattamente venti anni fa, in pieno centro cittadino durante una violenta operazione di polizia nei pressi della chiesa della Candelaria, dove un gruppo di oltre sessanta giovani che vagabondavano per le strade vivendo di espedienti si ritrovavano per dormire insieme. È stato uno dei momenti più toccanti di questa edizione della Giornata mondiale della gioventù.

Nel corso di una mattinata ricca di appuntamenti con il mondo giovanile, il Santo Padre ha amministrato il sacramento della Confessione, ha pranzato con dodici ragazze e ragazzi dei cinque continenti, e soprattutto si è intrattenuto per circa mezz’ora nel Palácio São Joaquim, residenza dell’arcivescovo, con gli otto  minorenni — sei maschi e due femmine — reclusi in quattro riformatori basiliani, che qui chiamano Unità del dipartimento generale di azioni socio-educative.

Ma, come in quasi tutti i Paesi del mondo, anche  nel Brasile del milagro economico il sistema carcerario sa poco di azione socio-educativa e non riesce a stare al passo con i tempi. Oltre mezzo milione di detenuti in strutture che potrebbero contenerne al massimo trecentomila, diciottomila dei quali sono  baby carcerati. Ed è un numero, questo,  in rapido e costante aumento. Solo a Rio de Janeiro in due anni sono raddoppiati da cinquecento a mille, con una media di 22 ragazzini fermati al giorno e un tasso di recidiva tra i più alti al mondo: il 70 per cento dei pregiudicati torna dietro le sbarre. Quanto la miseria sia la causa di tutto ciò lo testimonia un dato su tutti: oltre il 90 per dei reclusi — maggiorenni e minorenni — viene dalle favelas. Per questo Papa Bergoglio ha voluto inserire nel suo viaggio un momento dedicato ai giovani che soffrono. Non è una novità per lui che, ogni due settimane,  telefona a un gruppo di detenuti a Buenos Aires con i quali è rimasto amico e in contatto. E forse vale la pena ricordare la visita compiuta, il Giovedì santo di quest’anno, al carcere minorile romano di Casal del Marmo, e il suo gesto di amore e di umiltà con il quale ha lavato e baciato i piedi a dodici  giovani detenuti.

L’incontro è stato particolarmente toccante. Seduti in cerchio con gli otto  e il Papa c’erano l’arcivescovo di Rio, monsignor Tempesta, l’arcivescovo emerito, cardinale Scheid, un sacerdote e  un laico incaricati della pastorale carceraria, e  un giudice minorile, che ha ringraziato la Chiesa per il suo impegno nei penitenziari e ha annunciato che la prossima settimana per alcuni dei presenti è previsto un provvedimento di clemenza.  Ricevuta la buona notizia, in un’atmosfera serena e di gioia, ciascuno di loro si è avvicinato al Santo Padre per scambiare qualche parola e riceverne la benedizione. La più piccola delle ragazze ha intonato una melodiosa canzone composta proprio per esprimere al  Pontefice tutto il loro affetto. Poi  ha letto una lettera a nome delle sue compagne di cella.  Infine i detenuti   hanno mostrato al Papa un grande rosario di polistirolo; sulla croce c’era la scritta «Candelaria nunca mais». Sui grani, delle sfere bianche, i nomi delle otto giovani vittime. Profondamente colpito il Papa ha ripetuto più volte, mescolando portoghese e spagnolo, «Candelaria nunca mais... nada violencia, solo amor», affidando alle preghiera tutti coloro che subiscono la violenza. «Mirar al futuro», guardare al domani, ha detto ancora, rilanciando la sua attenzione privilegiata a questo tema, perché una gmg non deve dimenticare i giovani detenuti, anzi deve valorizzarne la presenza, perché essi ne sono parte a tutti gli effetti. E infatti gli otto che hanno vissuto la straordinaria esperienza di incontrare Papa Bergoglio indossavano tutti le maglie della gmg carioca.

Il Pontefice ha poi  pregato, nella cappella del Palazzo, con le suore della residenza arcivescovile. Ha lasciato come ricordo  un quadro-mosaico raffigurante san Sebastiano, patrono della Chiesa locale che ne porta il nome. Riproduce la venerata statua lignea della cappella dei cappuccini di Rio de Janeiro intitolata al santo martire. Sullo sfondo, il continente latinoamericano com’è raffigurato nella Loggia della Cosmografia del Palazzo apostolico vaticano.

A mezzogiorno il Pontefice si è affacciato dal balcone centrale per guidare l’Angelus, che qui chiamano l’«Ora di Maria». La coincidenza con la festa dei Santi Anna e Gioacchino, genitori della Vergine e nonni di Gesù, ha offerto al Santo Padre l’opportunità di rilanciare il dialogo tra le generazioni — tra anziani e  giovani, tra nonni e nipoti — come aveva fatto durante il volo verso Rio e all’inizio della stessa giornata di venerdì, durante la messa concelebrata con alcuni confratelli gesuiti nella residenza di Sumaré.

Ad ascoltare le sue parole e a recitare con lui la preghiera mariana, stavolta sotto il sole che finalmente è tornato a splendere sulla baia di Guanabara, moltissimi cittadini carioca, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione per vedere da vicino il Pontefice e ascoltare la sua voce. Dopo l’Angelus, il saluto ai membri del comitato organizzatore della gmg e a dirigenti di alcuni gruppi dei grandi sponsor. Quindi, nel salone rotondo del Palazzo arcivescovile, Papa Francesco, accompagnato dall’arcivescovo Tempesta, si è intrattenuto per un’ora e mezza a pranzo con dodici giovani.

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27 gennaio 2020

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