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Mai più tragedie in nome dell'odio razziale e religioso

· L'appello del Papa durante l'udienza generale nel Giorno della memoria ·

La catechesi dedicata a Francesco d'Assisi, grande santo e uomo gioioso

Nel Giorno della memoria il Papa ha ricordato tutte le vittime dell'«odio razziale e religioso», in particolare quelle della Shoah, e ha auspicato che «non si ripetano più simili tragedie». L'appello di Benedetto XVI è risuonato al termine dell'udienza generale di mercoledì 27 gennaio, nell'Aula Paolo VI.

Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli del campo di concentramento nazista della città polacca di O{l-sacute}wi{l-eogonek}cim, nota con il nome tedesco di Auschwitz, e vennero liberati i pochi superstiti. Tale evento e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo l'orrore di crimini di inaudita efferatezza, commessi nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista.

Oggi, si celebra il «Giorno della memoria», in ricordo di tutte le vittime di quei crimini, specialmente dell'annientamento pianificato degli Ebrei, e in onore di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati, opponendosi alla follia omicida. Con animo commosso pensiamo alle innumerevoli vittime di un cieco odio razziale e religioso, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte in quei luoghi aberranti e disumani. La memoria di tali fatti, in particolare del dramma della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, susciti un sempre più convinto rispetto della dignità di ogni persona, perché tutti gli uomini si percepiscano una sola grande famiglia. Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinché non si ripetano più tali tragedie!

In precedenza il Pontefice aveva dedicato la catechesi a san Francesco d'Assisi, ricordandone in particolare la povertà interiore, la disponibilità al dialogo, l'amore per il creato, la devozione eucaristica. Benedetto XVI ha messo in evidenza come la sua opera di rinnovamento della Chiesa non si sia realizzata «senza o contro il Papa, ma solo in comunione con lui». E ha invitato a non contrapporre il «Francesco della tradizione» al «Francesco storico», che — a detta di alcuni — «non sarebbe stato un uomo di Chiesa». Il vero «Francesco storico» — ha puntualizzato — è «il Francesco della Chiesa, e proprio così parla anche ai non credenti, ai credenti di altre confessioni e religioni».

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