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Mai più sofferenze per mano dell’uomo

· Appello del patriarca Bartolomeo nell’anniversario dell’Holomodor ·

«Le aggressioni e i crimini avvenuti all’inizio del ventesimo secolo non dovrebbero ripetersi un’altra volta; dovremmo invece sforzarci di essere meccanismi di riconciliazione e riavvicinamento, soprattutto avendo freschi nella nostra memoria i risultati disastrosi del conflitto e dell’ostilità di ottantaquattro anni fa. Lavoriamo tutti, ciascuno dal proprio punto di vista, personalmente e collettivamente, per allentare la tensione e coltivare il dialogo e la comprensione reciproca, in modo che gli oscuri capitoli del primo Novecento non riappaiano più davanti a noi». 

A Kiev cittadini depongono candele accanto al monumento simbolo dell’Holomodor

È l’appello che il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, lancia nel messaggio con il quale il 25 novembre ha ricordato l’anniversario dell’Holomodor, la terribile carestia che, fra il 1932 e il 1933, causò in Ucraina milioni di morti. Il termine Holodomor deriva dall’espressione ucraina moryty holodom che significa «infliggere la morte attraverso la fame» e viene storicamente collegato alla repressione staliniana dell’epoca. In Ucraina, il giorno ufficiale di commemorazione è il quarto sabato di novembre. Alle ore 16, in ogni casa e ufficio, sono state accese candele ed è stato osservato un minuto di silenzio.

«È con un peso sul cuore che chiamiamo al raccoglimento per una delle più grandi atrocità del ventesimo secolo — scrive Bartolomeo — vale a dire i tragici eventi accaduti in Ucraina negli anni 1932-1933. Il nostro patriarcato ecumenico si unisce agli ucraini di tutto il mondo con preghiere commemorative».

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25 aprile 2018

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