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L’orrore della guerra non sarà ripetuto

· Visita del premier giapponese Shinzo Abe a Pearl Harbor ·

Barack Obama e Shinzo Abe scrivono un nuovo capitolo nei rapporti fra Stati Uniti e Giappone. Dopo la visita a Hiroshima del presidente statunitense, il premier giapponese è volato a Pearl Harbor, teatro dell’attacco a sorpresa in cui 75 anni fa persero la vita 2400 americani e che decretò l'entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. 

«L’orrore della guerra non sarà mai ripetuto» ha detto il premier giapponese prima di partire per le Hawaii. «Insieme al presidente Obama esprimerò al mondo questo impegno per il futuro e in nome della riconciliazione».
Accompagnato dai ministri della Difesa Tomomi Inada e degli Esteri Fumio Kishida, Abe ha deposto oggi corone di fiori e visitato alcuni memoriali alle Hawaii prima della storica visita alla baia di Pearl Harbor, teatro, il 7 dicembre 1941, dell’attacco a sorpresa della marina imperiale. Dopo essere atterrato alla Joint Base Pearl Harbor, il premier giapponese si è diretto al National Memorial Cemetery del Pacifico, ed è rimasto per un momento in silenzio nel cimitero, vicino al centro di Honolulu. Subito dopo ha visitato un altro memoriale dove sono sepolti nove tra ragazzini e pescatori che morirono perché il loro battello fu urtato nel febbraio del 2001 da un sottomarino militare americano a largo dell’isola di Oahu.
Altri primi ministri nipponici sono stati a Pearl Harbor. Tuttavia, Abe sarà il primo a rendere omaggio al celebre memoriale della Uss Arizona. Nella carcassa della corazzata statunitense — una delle tante affondate quel giorno dai giapponesi — giacciono intrappolati i resti di 1177 marinai (su 1512 membri di equipaggio) che non riuscirono a salvarsi.
La visita di Abe è anche una forma di ringraziamento a Obama, che è stato, nel maggio scorso, il primo presidente statunitense a recarsi a Hiroshima, dove il 6 agosto 1945 gli americani sganciarono la bomba atomica.
Non sono attese scuse ufficiali da parte di Abe per l’attacco di Pearl Harbor. Gli Stati Uniti non erano in guerra con il Giappone quando si verificò il bombardamento; la dichiarazione di guerra giunse ore dopo l’inizio dell’operazione. Anche Obama a Hiroshima non si scusò per la bomba.

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