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Mai più detenzione
per i bambini migranti

· Appello della Santa Sede nell’ambito dei negoziati sul Global Compact ·

Prima di tutto l’interesse dei bambini. È l’appello lanciato dalla Santa Sede nel corso delle trattative in corso a New York per il Global Compact, il patto delle Nazioni Unite per migliorare la gestione mondiale di migranti e rifugiati.

L’obiettivo di porre fine alla detenzione dei minori nell’ambito dei flussi migratori e di trovare valide e dignitose alternative, è stato posto infatti come tema centrale della tavola rotonda che, nell’ambito dei negoziati, la Santa Sede ha organizzato mercoledì 21 febbraio. A introdurre i lavori è stato l’arcivescovo osservatore permanente Bernardito Auza, il quale ha innanzitutto invitato i presenti a prendere atto di una realtà certificata dalla giurisprudenza internazionale e regionale: «La detenzione di bambini migranti e rifugiati non è mai nel loro maggiore interesse» e nemmeno in quello degli stati, «in quanto costosa, gravosa e raramente deterrente alla migrazione». Un’evidenza, ha aggiunto il presule, che si pone in evidente continuità con la Convenzione del 1990 sui diritti dell’infanzia e con la Dichiarazione di New York del 2016, che sanciscono il primato dell’interesse superiore dei bambini nel progettare e realizzare quanto le istituzioni fanno per i bambini stessi. Da qui l’importanza della tavola rotonda organizzata dalla Santa Sede insieme alla Commissione cattolica internazionale per le migrazioni (Icmc), il Centro per gli studi sulle migrazioni, Caritas internationalis e il Dipartimento di migrazione e servizi per i rifugiati della Conferenza episcopale degli Stati Uniti d’America. Uno strumento, ha detto monsignor Auza, che intende esaminare «alternative alla detenzione minorile che vengono impiegate con successo in alcuni stati», con la speranza «che possano essere rimodulate e replicate altrove».

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15 ottobre 2019

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