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Mai più abusi insabbiati
o sottovalutati

· ​Nel discorso alla Curia romana il Pontefice ribadisce la volontà di proseguire sulla strada della purificazione e quanto infedeltà e corruzione spirituale seminino divisione e sconcerto nella Chiesa ·

«Non deve accadere mai più» che uomini di Chiesa cerchino di «insabbiare o sottovalutare» i casi di abusi sui minori. Il nuovo monito del Papa — risuonato durante l’udienza di fine anno alla Curia romana, a due mesi esatti dall’incontro di febbraioconvocato in Vaticano proprio su questo tema — conferma la linea di “tolleranza zero” nei confronti di chierici e consacrati che, spesso dietro un’apparenza «impeccabile» e «angelica», nascondono «spudoratamente un lupo atroce pronto a divorare le anime innocenti». Questa «è la scelta e la decisione di tutta la Chiesa» ha scandito Francesco nel discorso pronunciato venerdì 21 dicembre dinanzi ai suoi più stretti collaboratori riuniti nella Sala Clementina per il consueto scambio di auguri natalizi.

Alla «piaga» degli abusi il Pontefice ha dedicato la parte centrale della sua riflessione, aperta da una nota di speranza sul Natale — «la luce è sempre più forte delle tenebre» ha assicurato — ma anche dalla constatazione che «la barca della Chiesa quest’anno ha vissuto e vive momenti difficili, ed è stata investita da tempeste e uragani». Tante sono state le «afflizioni» che hanno segnato lo scandire dei giorni: dal dramma degli immigrati alla tragedia dei bambini che «muoiono ogni giorno per mancanza di acqua, di cibo e di medicine»; dalla violenza contro i deboli e le donne ai sinistri scenari «di guerre dichiarate e non dichiarate»; dalle persecuzioni contro i cristiani agli attentati alla libertà religiosa e di coscienza.

A queste situazioni dolorose si aggiungono «la contro-testimonianza e gli scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa», in particolare di coloro che si sono macchiati di «abusi di potere, di coscienza e sessuali». Riproponendo l’episodio biblico di Davide e Betsabea, il Papa ha riconosciuto che «anche oggi ci sono tanti uomini consacrati che abusano dei deboli, approfittando del proprio potere morale e di persuasione». Essi, ha incalzato, compiono veri e propri «abomini», screditando così l’intera comunità ecclesiale.

«Sia chiaro — ha affermato il Papa — che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti». E in questa direzione si muoverà anche la riunione di febbraio, nella quale «si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga». In proposito Francesco non ha mancato di ringraziare gli operatori della comunicazione — a volte accusati di dare «una falsa immagine» del fenomeno degli abusi — per l’opera di informazione svolta allo scopo «di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime». Dal Papa, infine, un appello ai colpevoli: «convertitevi e consegnatevi alla giustizia umana, e preparatevi alla giustizia divina».

Nel suo discorso il Pontefice ha indicato anche una seconda «afflizione», ossia «l’infedeltà» di quanti tradiscono la propria vocazione e la propria missione «per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania, divisione e sconcerto». Dietro costoro, ha fatto notare Francesco, «si trovano sempre le trenta monete d’argento» di Giuda. Da qui l’appello a «combattere ogni corruzione spirituale» e a respingere la tentazione del «Grande Accusatore» che insinua nei cuori inimicizia e dubbio.

Alle afflizioni, tuttavia, il Papa ha contrapposto le «numerose gioie» che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso, insistendo soprattutto sui «passi finora compiuti nella riforma della Curia». Passi giudicati «buoni» anche alla luce della consapevolezza che «la forza di qualsiasi istituzione non risiede nell’essere composta da uomini perfetti» ma «nella sua volontà di purificarsi continuamente», di «riconoscere gli errori» e di «rialzarsi dalle cadute». Il Natale, ha concluso, «ci dona la certezza che la Chiesa uscirà da queste tribolazioni ancora più bella e purificata e splendida».

Il discorso del Papa

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