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​Mai come ora
è tempo di accogliere

· ​L’episcopato statunitense sui limiti all’immigrazione ·

Washington, 30. «Profondo disaccordo» con l’ordine esecutivo della Casa Bianca che sospende per tre mesi l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette paesi a maggioranza islamica — Iran, Yemen, Siria, Sudan, Libia, Iraq. Somalia — è stato espresso dall’episcopato cattolico statunitense. «Crediamo che mai come ora accogliere i nuovi venuti e i rifugiati sia un atto di amore e speranza», sostiene il vescovo di Austin, Joe Steve Vásquez, presidente del Comitato episcopale per la migrazione in una nota diffusa sul sito della Conferenza episcopale. «Lavoreremo con vigore — assicura il presule — per assicurare che i rifugiati siano accolti in modo umano in collaborazione con la Caritas senza sacrificare la nostra sicurezza o i nostri valori fondamentali di americani, e per assicurare che le famiglie possano ricongiungersi con i loro cari».

Quanto alla specifica sospensione dell’ammissione dei rifugiati siriani, a cui farà seguito una politica che darà la priorità alle minoranze religiose perseguitate, «gli Stati Uniti — commenta il vescovo — sono stati leader nei programma di reinsediamento dei rifugiati. Crediamo che si debba prestare assistenza a tutti coloro che sono vulnerabili e che fuggono la persecuzione, a prescindere dalla loro religione. Ciò comprende i cristiani, così come gli yazidi e i musulmani sciiti dalla Siria, i rohingya dal Myanmar e altre minoranze religiose. Dobbiamo proteggere tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle di tutte le fedi, compresi i musulmani, che hanno perso famiglia, casa, paese. Sono figli di Dio e hanno diritto a essere trattati con dignità umana. Crediamo che aiutando i più vulnerabili a reinsediarsi, viviamo la fede cristiana come Gesù ce l’ha insegnata». Per questo, sostiene, «siamo in profondo disaccordo con l’ordine esecutivo che ferma le ammissioni di rifugiati».
Attualmente, ricorda monsignor Vasquez, «più di 65 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette a lasciare la loro casa. È un livello eccezionale di sofferenza e i vescovi cattolici degli Stati Uniti raddoppieranno il loro sostegno e i loro sforzi per proteggere tutti coloro che fuggono la persecuzione e la violenza, come parte del perenne e globale lavoro della Chiesa in questo campo».
Molto ferma anche la presa di posizione del cardinale arcivescovo di Chicago, Blase Joseph Cupich, che in una nota parla di un «momento oscuro nella storia degli Stati Uniti», anche perchè, osserva, l’ordine esecutivo dell’amministrazione statunitense «è contrario tanto ai valori cattolici quanto a quelli americani». Il porporato ricorda, invece, come «gli Stati Uniti hanno una lunga storia di accoglienza ai rifugiati che fuggono per salvare le proprie vite e le organizzazioni cattoliche hanno aiutato a reinserirsi molte famiglie, uomini, donne e bambini da tutto il mondo. Molti dei nostri preti, religiosi e laici hanno accompagnato i nuovi arrivati per aiutarli in questo processo. Proprio per questa storia di aiuto nell’inserimento dei rifugiati e dei migranti che dura da decenni, sappiamo quanto sono lunghi e accurati i controlli che devono superare prima di essere ammessi nel nostro Paese. E nelle comunità locali abbiamo visto la paura iniziale trasformarsi in una generosa volontà di accogliere e integrare i rifugiati. Qui a Chicago generazioni di migranti hanno trovato una nuova casa. E ci hanno resi migliori».

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