Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Magnolia
nel suo tailleur grigio

· Avanti e indietro dalla stazione Termini mentre noi guardavamo altrove ·

La rubrica «Via Modesta Valenti» raccoglie storie di vita reale che la penna dell’autrice smussa e riassume. Sono storie di senza tetto: viandanti della vita e vagabondi dell’esistenza.

Magnolia cammina. Magnolia cammina tra gente che parte e che arriva. Magnolia non parte, resta. Ferma. Ferma nell’andare e venire della malattia che da giorni la porta a spasso per via Marsala. Forse qualcuno di voi l’ha vista. Avanti e indietro dalla stazione Termini. Avanti e indietro fino all’ostello della Caritas. Avanti. Magnolia va avanti, per strada, poi ferma un passante e gli dice «Che cosa ha detto? Signorina, mi scusi, può ripetere che non ho capito?». 

Magnolia a volte ripete, a volte no. A volte tantissime volte Magnolia sbotta a ridere in faccia alla gente... «Ma che si ride? Allora?». Magnolia non risponde. Se ne va, poi ci ripensa — A cosa pensa? — torna indietro e ferma, ferma di nuovo lo stesso passante... «E adesso che vuole?». Magnolia non vuole niente... «Allora?». Magnolia se ne va e di nuovo ritorna, avanti e indietro. Avanti e indietro. Avanti e indietro con indosso un tailleur grigio, sempre lo stesso. Anche se fuori fanno 30 gradi, anche se fuori fanno 40 gradi, anche se fuori si sfiorano i 50 Magnolia non cambia, non si cambia. Quel tailleur grigio è il suo abito, la sua divisa, il suo modo di essere al mondo: perché Magnolia è fuori stagione, è fuori dal tempo, «Magnolia è fuori di testa» direbbe qualcuno. E qualcuno forse l’ha vista — Qualcuno deve averla vista — mentre aspettava un treno che per lei non arriva, mentre guardava un treno che non prenderà mai perché Magnolia non parte, è già partita. Anche se in stazione nessuno la aspetta, se non qualcuno — Qualcuno oggi l’ha vista? — qualcuno che conosce bene quell’andare e venire di Magnolia, qualcuno che conosce bene quel suo parlare al vento, «Ma che dice questa?», qualcuno che quando Magnolia sbotta a ridere forse ride con lei e poi le dice: «Avanti, vieni con me» e Magnolia lo segue quel qualcuno, perché è un volto amico, è il volto di uno, che come Magnolia, passa la vita fermo a una stazione, sempre la stessa, senza mai partire, senza mai arrivare. «Arrivati» dice il volto amico. Arrivati nel sottopassaggio di via Marsala l’amico si ferma. «Avanti» le dice e con la mano ferma Magnolia nel sottopassaggio della vita. «Avanti» le sussurra all’orecchio e Magnolia sbotta a ridere, e anche l’amico ride e con la mano piano piano, poi sempre più in fretta guida con la sua mano guida Magnolia avanti, e ogni giorno Magnolia va sempre più avanti, «Avanti!», e ogni giorno Magnolia va sempre più avanti, «Avanti!», e poi poi poi Magnolia torna indietro da sola fino all’ostello della Caritas, col tailleur grigio ogni giorno un po’ più stropicciato. Da ieri Magnolia non ha più un posto dove dormire. E perché? Perché l’ostello non la può più tenere. E perché? Perché Magnolia non prende la terapia. E perché? Perché Magnolia non sa cos’è una terapia. Magnolia non sa cos’è una malattia. Magnolia non sa di essere malata, se lo sapesse forse, forse se lo sapesse non farebbe avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro su via Marsala con un tailleur grigio, sempre lo stesso, da giorni, da giorni, da giorni. Se lo sapesse. Magnolia non lo sa che sta male. Magnolia forse non sa neppure che cosa è il male (che cos’è il male?), che cos’è il bene (qualcuno gliel’ha mai insegnato il bene a Magnolia?). Magnolia se la vedi (oggi qualcuno l’ha vista?) non ti viene voglia di farle del bene, di aiutarla — Magnolia non chiede aiuto —; Magnolia se la vedi venirti incontro su via Marsala ti viene voglia di scansarla, di passare oltre perché Magnolia è importuna, incomprensibile, strana. Magnolia ti si avvicina, ti si fa prossimo — «Ancora ‘sta matta!» — ma se nessun passante si ferma sulla via che dalla stazione Termini scende fino all’ostello della Caritas, se nessuno scende dalla propria macchina, dal proprio motorino, dai propri pensieri e si ferma con lei, si prende cura di lei, se nessuno si fa suo prossimo Magnolia resterà per sempre ferma nella medesima stazione, resterà per sempre preda di briganti — chissà quanti briganti ha una stazione di gente che parte e che arriva — briganti che rubano tutto a Magnolia, tutto, finchè un giorno — forse oggi, forse domani — un giorno il Sole si leverà su via Marsala e… Non c’è più. Non c’è più il tailleur grigio. Non ci sono più le parole al vento. Non c’è più la risata strana e solitaria. Non c’è. L’ha portata via! L’ha portata via lui, il brigante dei briganti. E dopo è inutile fermarsi alla stazione e chiedere: Voi l’avete vista? Perché lui l’ha vista per primo mentre noi guardavamo altrove, lui l’ha fermata mentre noi passavamo oltre, lui se l’è presa mentre noi non ce ne prendevamo cura.

di Violante Sergi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE