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​Maggioranza assoluta per Macron

· ​Al parlamento entra Marine Le Pen ma il Front national non avrà un gruppo ·

La République en Marche (Lrm), il partito nato dal movimento fondato un anno fa dal presidente Emmanuel Macron, ha ottenuto al parlamento una maggioranza netta. Ma il secondo turno delle elezioni politiche, ieri, ha segnato anche un record di astensione, stimata oltre il 56 per cento, il livello più alto nella storia della cosiddetta Quinta Repubblica francese. Macron, che nel ballottaggio presidenziale a maggio ha sconfitto Marine Le Pen, registra ora una maggioranza schiacciante, anche se non si tratta di uno “tsunami politico” come annunciato dai sondaggisti. Dopo la valanga di voti del primo turno, una settimana fa, i francesi hanno preferito al secondo turno confermare Macron ma, come scrivono gli analisti, hanno anche «lasciato in vita» gli altri partiti. La République En Marche ha ottenuto oltre 400 seggi al parlamento, ben oltre i 288 necessari per la maggioranza assoluta. Si tratta in molti casi di persone che entrano per la prima volta alla Assemblée national. I Républicains contano poco più di 100-125 deputati, con cui dovranno guidare l’opposizione. Il Front national non ottiene il numero di deputati necessario per formare un gruppo parlamentare, ma Le Pen diventa deputato con altri cinque compagni di partito. Finora era stata eletta solo al parlamento europeo. Resta fuori il vicepresidente del Front, Florian Philippot, più forte sostenitore della linea anti-euro. Riescono, invece, a formare un gruppo i radicali di sinistra di Jean-Luc Mélenchon, che avranno una trentina di seggi. Per quanto riguarda il partito socialista, ottiene 50 seggi, il peggior risultato di sempre. E il segretario Jean-Christophe Cambadelis ha subito presentato le sue dimissioni. C’è da dire che è stato rieletto l’ex primo ministro Manuel Valls. A questo punto, il partito del presidente non ha bisogno dell’apporto degli alleati centristi. Per il presidente Macron, era la condizione fondamentale per realizzare quel treno di riforme «social-liberali» che ha promesso durante la campagna elettorale per le presidenziali, a cominciare dalla riforma del lavoro.

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