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Maestro del latino
e del volgare

· Le opere minori di Dante ·

Anniversari, decennali, centenari...: ghiotte opportunità che il sistema dei mass media, sempre sensibile alla suggestione delle date, procura agli operatori del mondo editoriale per aiutarli a incentivare vendite solitamente esangui. Scrittori, editori, librai sembrano free climbers che si aggrappano a questi metaforici spuntoni di roccia nello sforzo, spesso frustrato, di scalare le ripide classifiche dei bestseller. Si tratta comunque di fenomeni mediatici transitori, dagli effimeri benefici economici. Ma può eccezionalmente accadere, se il fattore culturale potenzia le logiche del marketing, che i libri dell’autore di cui si celebra l’anniversario di nascita o di morte mantengano una perdurante vitalità in libreria e nella rete. Perché quel determinato autore è, al di sopra delle mode, un classico imperituro: come il sommo Dante Alighieri, del quale l’anno scorso ricorreva il 750° anniversario della nascita, mentre fra cinque anni scoccherà il settimo centenario della morte.

Eugène Delacroix «La barca di Dante» (1822)

No, Dante non ha bisogno del propellente “calendariale” per essere maggiormente diffuso e letto, almeno attraverso il suo opus maximum, quella Commedia che, sia pure ridimensionata, resiste nei programmi d’italiano delle superiori. E se gli spazi scolastici tendono purtroppo a restringersi, si ampliano in compenso gli orizzonti di un intelligente recupero per adulti. Non hanno certo atteso il 2015 né Vittorio Sermonti con le sue raffinate lecturae Dantis, né Roberto Benigni con il suo spettacolo recitativo, Tutto Dante, che a partire dal 2006 ha sedotto platee italiane e straniere, toccando in versione televisiva picchi di audience senza precedenti: imprese capaci entrambe, oltretutto, di innescare un’esplosione di prodotti multimediali (volumi, audiolibri, dvd).
Anche Dante superstar, tuttavia, ha tratto postumo vantaggio dalla “forbice” dei due anniversari che si è aperta nel 2015 e non si chiuderà prima del 2021. Sorprendentemente folta è la schiera di grandi, medi e piccoli editori che, senza porsi come obiettivo primario il profitto, hanno deciso di onorare questo “giubileo dantesco” con pubblicazioni di vario spessore quantitativo e qualitativo, coprendo un arco disteso tra il polo della specializzazione accademica e quello di una dignitosa divulgazione. Mentre «il poema sacro cui pose mano e cielo e terra» continua a godere di un’inalterata fortuna, l’interesse degli studiosi si va sempre più concentrando sulle “opere minori”. Nuove edizioni accompagnate da approfonditi scavi esegetici sono già fiorite o stanno per sbocciare in quel settore finora “elitario” dell’imponente biblioteca che un poeta e prosatore bilingue, a suo agio nel dominare il latino alla pari del volgare, costruì intorno al proprio capolavoro, con una fecondità paradossalmente favorita, anziché penalizzata, dalle vicende dell’esilio.
È questo l’itinerario tracciato negli scorsi anni dai due centri di produzione più qualificati nell’ambito della cooperazione tra ricerca universitaria ed editoria di cultura: da un lato il laboratorio mondadoriano dei Meridiani, con un’équipe diretta da Marco Santagata e impegnata a sviluppare la pubblicazione del corpus dantesco che Anna Maria Chiavacci Leonardi inaugurò (1991-97) con il suo commento a Inferno, Purgatorio e Paradiso, trilogia in seguito costantemente ristampata anche in versione paperback, negli Oscar; dall’altro, il quasi simmetrico cantiere della Salerno Editrice, ovvero la «Nuova edizione commentata delle Opere di Dante» (Necod), che agendo in collaborazione col Centro Pio Rajna si avvale di una commissione scientifica coordinata da Enrico Malato e il cui iter si dipana in direzione pressoché contraria al piano editoriale di Santagata (comprendente un preannunciato volume che ospiterà la Questio de aqua et terra, il Fiore e il Detto d’Amore), poiché dal gruppo delle opere minori, con la sola eccezione del Convivio, sta procedendo verso il programmato, culminante epilogo della Divina Commedia.
Il “parallelismo inverso” delle due case editrici ha registrato di recente un paio di intersezioni che hanno messo in risalto non solo i rispettivi criteri scientifici ma anche le diverse sensibilità, esperienze didattiche, impostazioni metodologiche dei curatori appartenenti all’una o all’altra “scuderia”. Poniamo infatti a confronto il volume II delle Opere pubblicato da Mondadori nel 2014 (pagine 1868, euro 80), tre anni dopo il primo (contenente Rime, Vita Nova e De vulgari eloquentia), con il tomo v della collana di Salerno, stampato nello scorso aprile (pagine 838, euro 59). Il duplice denominatore comune consiste nell’abbinamento delle Epistole e delle Egloghe, vagliate in entrambe le “officine” alla luce del continuo progredire della dantistica. Mentre però nel Meridiano le precede il corposo dittico Convivio – Monarchia, nell’edizione orchestrata da Malato esse sono seguite dall’esile propaggine della Questio de aqua et terra. In ambedue le sedi gli stratificati commenti (apparati filologici, note esegetiche, rimandi alle fonti, riferimenti intertestuali, indici) rivaleggiano quanto a ricchezza e profondità di trivellazioni. Emergono invece differenti sfumature di approccio generale nelle singole introduzioni.

L’impressione è che nel Meridiano prevalga un orientamento storico-critico nel ricostruire il pensiero politico, l’ideologia e l’etica dell’Alighieri, in conformità con l’assunto enunciato da Santagata: «Questo secondo volume delinea soprattutto il profilo di Dante teorico del bene comune e della buona forma di governo, nonché la sua figura di uomo pubblico». È come se la contiguità con le due maggiori tra le opere minori, l’incompiuto Convivio e il trattato latino in tre libri Monarchia, influenzasse l’interpretazione anche delle Epistole e delle Egloge, considerate quali documenti integrativi del medesimo “profilo” civile. Delle tredici lettere che Dante, maestro nell’ars dictandi, indirizzò in latino a eminenti personaggi dell’epoca, dall’imperatore Enrico VII, non ancora stroncato da morte prematura, ai titolari di vari potentati, dai cardinali riuniti in conclave a Cangrande della Scala dedicatario del Paradiso (quest’ultima, com’è noto, di controversa autenticità), Claudia Villa offre una lettura ancorata ai temi nodali del Convivio: l’esaltazione della filosofia nel solco di Boezio, Agostino, Alberto Magno e la definizione della vera nobiltà sullo sfondo dell’Etica Nicomachea; temi scandagliati con acribia da Gianfranco Fioravanti, cui si affianca Claudio Giunta per una specifica focalizzazione delle Canzoni.

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09 dicembre 2019

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