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Maduro schiera l’esercito
al confine colombiano

· ​E accusa il rivale Guaidó di alto tradimento ·

Le autorità venezuelane hanno annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con la Colombia. Saranno oltre tremila i militari mobilitati per il piano di allerta predisposto dal presidente Nicolás Maduro in risposta alle recenti aggressioni e minacce verbali che a suo parere sarebbero giunte da Bogotá. In settimana Maduro aveva annunciato anche l’attivazione di un «sistema missilistico di difesa antiaerea» alla frontiera con la Colombia, all’interno di esercitazioni militari che si svolgeranno dal 10 al 28 settembre sempre contro i presunti rischi di un’eventuale invasione armata da parte della Colombia.

Forze armate venezuelane (Ansa)

Il rappresentante del governo venezuelano nella regione di Táchira, al confine con la città colombiana di Cúcuta, Freddy Bernal, ha affermato in un comunicato stampa che «oltre tremila uomini e donne della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) sono in perfetto assetto operativo lungo il confine con la Colombia».

Maduro nei giorni scorsi aveva accusato il suo omologo colombiano, Iván Duque, di lanciare false accuse sul collegamento tra Caracas e gruppi armati dissidenti colombiani, nello specifico i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e il gruppo di dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che recentemente hanno annunciato il ritorno alla lotta armata. Secondo il presidente venezuelano le accuse di Duque sono solamente un pretesto per «accusare il Venezuela di essere la causa di un conflitto che dura da 70 anni» e permettere alla Colombia di «preparare una aggressione militare» al suo Paese. Accuse respinte al mittente. Duque ha sottolineato il rispetto della Colombia per il territorio delle altre nazioni ma al tempo stesso ha confermato che non smetterà di denunciare la protezione assicurata dal governo di Maduro sul proprio territorio ai terroristi colombiani. E si è detto fermamente convinto di portare avanti questa battaglia sulla quale cercherà di coinvolgere «la comunità internazionale».

Ieri sera il presidente Maduro, nel corso di un intervento alla televisione di stato, ha anche dato la notizia dell’apertura di un’inchiesta giudiziaria nei confronti del leader dell’opposizione e presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó. Sarà processato per «tradimento alla patria», un reato che prevede 50 anni di carcere, in merito alla questione del Territorio Esequibo.

Il leader dell’opposizione è stato difeso da Julio Borges, suo delegato per i rapporti esteri, che su Twitter ha scritto che la minaccia di carcere per il leader dell’opposizione da parte di Maduro è «una manovra per coprire il fatto che il chavismo nasconde narcoterroristi in Venezuela», in riferimento ai leader dell’Eln e agli ex Farc.

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