Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Maduro è isolato
ma non ferma la costituente

· La comunità internazionale contesta i risultati del referendum e l’arresto di due leader dell’opposizione in Venezuela ·

Caracas, 1. Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha annunciato che, malgrado l’isolamento nel quale il paese è precipitato, non intende fermare il processo di riforma della costituzione. L’opposizione da parte sua non ha accettato i risultati delle consultazioni che hanno eletto l’assemblea costituente. Gran parte della comunità internazionale contesta l’iniziativa arrivando, come nel caso degli Stati Uniti, a varare nuove sanzioni. Ma Maduro sembra deciso a proseguire per la sua strada, mentre nelle ultime ore sono state intraprese misure restrittive verso gli oppositori.

Manifestanti a Caracas (Reuters)

Il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha annunciato che l’affluenza alle urne è stata del 41,5 per cento e il presidente ha proclamato che «è nato il nuovo giorno della costituente». Maduro ha anticipato quali saranno le priorità del nuovo organismo. Anzitutto, ha spiegato, sarà creata una «commissione per la giustizia e la pace, con pieni poteri», per punire chi ha promosso «la violenza terrorista» nel paese, che potrà «sospendere l’immunità di chiunque lo meriti». Alcuni ha aggiunto, «finiranno in una cella, altri in un asilo psichiatrico». Per questo sarà necessario anche «ristrutturare la procura generale, dichiarare l’emergenza giudiziaria e commissariarla», ha aggiunto Maduro.

Sembra chiara l’allusione al procuratore Luisa Ortega Díaz, ex chavista diventata una tenace avversaria politica del presidente. Ortega Díaz da parte sua ha reagito con fermezza, denunciando le elezioni come «uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità» e chiamando a «disconoscere l’origine, il processo e il presunto risultato di questa costituente immorale». Il procuratore è andato oltre denunciando che i morti delle violenze che sono seguite alle proteste di piazza sono 121 e di questi il 25 per cento provocato dalle forze dell’ordine e il 40 per cento da gruppi armati riconducibili al governo. Ortega Díaz ha definito la repressione delle proteste un crimine contro l’umanità.

Dopo il discorso di Maduro, il presidente del parlamento di Caracas, Julio Borges, ha avvertito che si sta andando verso «uno scenario molto probabile di scontro violento», perché l’opposizione non intende cedere la sede del potere legislativo alla costituente, di cui non riconosce la legittimità. Poche ore dopo l’esecutivo ha annunciato che la costituente si installerà giovedì prossimo proprio nel cosiddetto Salone ellittico del Palazzo federale legislativo, dove si riunisce attualmente il parlamento controllato dall’opposizione.

Intanto, come detto, sono riprese le iniziative contro alcuni leader dell’opposizione. Leopoldo López e Antonio Ledezma, sono stati infatti arrestati dai servizi di intelligence. In carcere dal 2014 con l’accusa di istigazione alla violenza di piazza e altre accuse, López si trovava ai domiciliari dall’8 luglio.

Il primo vicepresidente del parlamento, Freddy Guevara, ha detto che «sequestrano il sindaco Ledezma per la posizione ferma e chiara sulla frode del 30 luglio e sequestrano Leopoldo López perché non si è piegato alle pressioni e alle false promesse del regime».

L’opposizione alla costituente e la condanna per l’arresto dei leader dell’opposizione non vengono solo dall’interno del Venezuela. La comunità internazionale, pur con accenti diversi, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione a Caracas, sottolineando che il nuovo organismo non servirà a risolvere i problemi. Il fronte più duro è quello dei paesi che non riconoscono il risultato del voto di domenica, tra questi Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perú, Paraguay e Panamá. A loro si sono associati gli Stati Uniti, che hanno annunciato sanzioni contro Maduro definito da Washington un «dittatore».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

09 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE