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Maduro insiste
con le accuse di sabotaggio

· Mentre molte zone del Venezuela sono ancora senza energia elettrica dopo il blackout ·

Gran parte del territorio del Venezuela risulta ancora al buio, mentre la popolazione, allo stremo, assiste inerme a quella che per qualcuno è ormai diventata la “guerra elettrica”. Nicolás Maduro, che già nelle prime ore dopo l’inizio del blackout aveva parlato di un sabotaggio operato dalle forze «imperialiste», è tornato in queste ore ad accusare gli Stati Uniti di aver in qualche modo orchestrato l’incidente e ha annunciato che intende fornire alle Nazioni Unite “prove” della responsabilità di Washington. «Queste informazioni — ha dichiarato il ministro della Comunicazione Jorge Rodríguez — saranno consegnate alla delegazione dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani che arriverà a Caracas tra pochi giorni». Un team di esperti dell’organizzazione sarà infatti in Venezuela dall’11 marzo. «Gli daremo le prove» del coinvolgimento americano, ha detto Rodríguez durante un discorso trasmesso sulla televisione pubblica venezuelana, ad uso naturalmente delle zone risparmiate dall’interruzione dell’energia elettrica. Il blackout avrebbe avuto origine nella centrale idroelettrica di Guri, nello Stato di Bolívar, impianto dotato di un controllo automatico che, secondo il ministro venezuelano, sarebbe stato manomesso. Secondo Rodríguez, alcuni messaggi pubblicati su Twitter dal senatore statunitense Marco Rubio indicano come quest’ultimo fosse a conoscenza di particolari sul guasto alla centrale impossibili da conoscere a meno di non esserne in qualche modo coinvolti. Più precisamente Rubio, secondo il governo venezuelano, avrebbe mandato i primi messaggi, circostanziati, appena tre minuti dopo l’inizio del blackout: «Come ha saputo Marco Rubio che i generatori di supporto non avevano funzionato? In quel momento non lo sapeva nessuno», ha sottolineato il ministro Rodríguez, il quale ha citato anche un tweet del segretario di Stato Mike Pompeo e del leader dell’opposizione Juan Guaidó pubblicati nelle ultime ore, a dimostrazione, è la sua tesi, che anch’essi sono implicati in quella che ha definito «l’aggressione più brutale alla quale è stato sottoposto il popolo venezuelano negli ultimi 200 anni». Rodríguez ha inoltre smentito che il blackout abbia causato morti negli ospedali del Paese, spiegando che Maduro ha ordinato che i nosocomi fossero dotati di generatori, appunto per prevenire circostanze di questo tipo. Sta di fatto che i venezuelani, da tempo vittime di una crisi politica ed economica drammatica, stanno vivendo in queste ore momenti di ulteriore e comprensibile preoccupazione, 0ltre che di forti disagi. Come accennato, una delegazione dell’Ufficio dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani formata da cinque persone sarà nei prossimi giorni nel paese. Il gruppo visiterà le città di Caracas, Valencia, Barquisimeto e, possibilmente, Puerto Ordaz, e dovrebbe anche incontrare le «vittime di violazioni dei diritti umani». Questa «missione tecnica preliminare», che si svolgerà dall’11 al 22 marzo, è destinata a valutare l’eventuale visita ufficiale dell’alto commissario, Michelle Bachelet.

Intanto, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), in collaborazione con le autorità colombiane, ha aperto un centro di accoglienza per offrire sostegno ai rifugiati e ai migranti vulnerabili provenienti dal Venezuela. Si tratta di un centro di assistenza integrata a Maicao, una città di confine nella regione colombiana di La Guajira.

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08 dicembre 2019

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