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Macron
conquista l’Eliseo

· Il discorso della vittoria del leader di En Marche! ·

Parigi, 8. Dopo la vittoria di Emmanuel Macron all’Eliseo, secondo i sondaggi, il suo movimento En Marche! risulta primo anche nelle intenzioni di voto per le legislative fissate in Francia l’11 e 18 giugno. Il leader liberista è stato eletto presidente con il 66,6 per cento di consensi ottenuti al ballottaggio di ieri, a fronte del 33,94 per cento conquistato da Marine Le Pen, leader del Front national. A 39 anni è il più giovane presidente di Francia. La stampa internazionale parla di vittoria del progetto europeo e Macron fa sapere che il suo primo viaggio all’estero da capo dello stato francese sarà a Berlino. Resta la forte astensione, che ha superato il 24 per cento, e il dissenso espresso dal 9 per cento di schede bianche e nulle.

Macron nel suo primo intervento dopo la vittoria (Epa)

In questo ballottaggio — che ha escluso i due grandi partiti tradizionali: Les Républicains e Parti socialiste — Marine Le Pen ha conquistato solo due dipartimenti: l’Aisne con il 52,91 per cento dei voti (Macron ha preso il 47,09) e il Pas-de-Calais con il 52,05 per cento (Macron 47,95). Ad Hénin-Beaumont, considerato «il feudo» della candidata, Le Pen ha raggiunto il 61,56 per cento.

Macron, nel suo primo discorso da ottavo presidente della quinta repubblica francese, si è richiamato ai valori dell’illuminismo e ha sottolineato che difenderà «la Francia e l’Europa» dal futuro incerto, chiedendo unità e audacia. Ben sapendo dell’alta astensione alle urne e sapendo che il paese è diviso e profondamente colpito dalle incertezze della mondializzazione, Macron si è rivolto per ben due volte a chi non lo ha votato, a quella Francia che ha espresso «rabbia», e per questo ha votato l’estrema destra. «Non fischiate chi ha votato Le Pen», ha detto alle migliaia di sostenitori che sventolavano bandiere tricolori nel cuore della capitale, spiegando di rispettare «chi ha votato Le Pen per esprimere rabbia, collera, delusione». E ha poi promesso di «fare tutto il possibile perchè non ci sia più alcuna ragione nei prossimi cinque anni per votare per l’estremismo». Si è impegnato anche a «dare maggiore moralità alla vita pubblica, costruire nuove tutele e protezioni per il mondo che ci circonda».

Nella capitale Parigi, che aveva votato in massa per Macron già al primo turno del 23 aprile e che al secondo turno l’ha votato al 90 per cento, in alcune zone dell’est ci sono stati tafferugli per le manifestazioni contrarie di alcuni giovani appartenenti a collettivi antifascisti, autonomi, anticapitalisti. Per protestare contro l’esito del voto, in centinaia si sono radunati in particolare nei quartieri di Belleville e Ménilmontant. Gli agenti in tenuta anti-sommossa hanno respinto i dimostranti con i gas lacrimogeni. Si tratta del cosiddetto popolo del «ni-ni», cioè né un voto a favore diLe Pen, né a favore di Macron. Nei loro slogan aggiungono: né patria, né padrone.

Guardando ai media, per il quotidiano economico «Les Echos», è stata «la scelta della speranza», per il giornale della gauche, «Liberation», si è trattato di «una vittoria sotto la pressione della minaccia del Front National» e per il conservatore «Le Figaro», sarà «complicato formare una maggioranza in parlamento». Sul piano internazionale, lo spagnolo «El Pais» scrive che «la Francia ha contenuto populismo e malcontento popolare che hanno trionfato a novembre con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e, prima, nel referendum europeo del Regno Unito». Il britannico «Financial Times» sottolinea che in ogni caso la corsa elettorale «ha legittimato l’estrema destra francese come mai prima».

Al prossimo voto per l’Assemblée nationale, En Marche! sembra essere accreditato del 24 per cento, seguito dalla destra gollista, Les Republicains, al 22 per cento; il Front National al 21 per cento; France Insoumise al 15 per cento; il Parti socialiste al 9 per cento.

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