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Macron
alla conquista dei cattolici francesi

· Il presidente propone di restaurare un clima di reciproca fiducia tra Chiesa e Stato ·

Il presidente francese durante il suo intervento (Afp)

«Sono qui stasera per chiedervi solennemente di non sentirvi sugli scalini della Repubblica, ma di ritrovare il gusto e il sale del ruolo che avete sempre svolto». Questo il senso del messaggio che il presidente Macron ha rivolto ai cattolici francesi durante un incontro inedito, organizzato lunedì dall’episcopato sotto le volte gotiche del prestigioso Collège des Bernardins a Parigi. Con questo discorso fiume, aggiornato fino all’ultimo momento — c’è stato anche un riferimento all’esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate pubblicata poche ore prima — Macron ha espresso il suo desiderio di uscire dal «cammino che Chiesa e Stato condividono da tempo, seminato di malintesi e di diffidenza reciproca».

Dopo aver partecipato alla cena di rottura del digiuno dei musulmani lo scorso giugno, alla cerimonia commemorativa dei protestanti per i cinque secoli della Riforma all’Hotel de Ville di Parigi a settembre e infine alla cena del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia a inizio marzo di quest’anno, il presidente Macron ha così proseguito il suo giro di incontri con i responsabili delle principali religioni. Per la Chiesa cattolica, invece, questo evento è stato il primo del genere. E si è potuto vedere quanto il presidente francese abbia cercato di convincere il parterre di circa quattrocento persone accuratamente selezionate, ministri, parlamentari, personalità del mondo della cultura e dell’impresa insieme ai rappresentanti delle altre religioni. Numerosissimi nel suo discorso sono stati i riferimenti a concetti cattolici: trascendenza, martirio, santità, vocazione, salvezza, assoluto, speranza, o ancora conversione, così come a numerosi scrittori o filosofi cristiani, e ovviamente al pensiero di Papa Francesco, in particolare la necessaria «prudenza» nelle politiche pubbliche.

Rivolgendosi al presidente della Conferenza episcopale francese (Cef) Georges Pontier, Macron si è congratulato: «Abbiamo sfidato gli scettici dei due campi, lo abbiamo fatto perché entrambi percepiamo che il legame tra la Chiesa e lo Stato si è deteriorato e spetta a noi di ripararlo. Considero che la laicità non ha in nessun caso come missione negare lo spirituale nel nome del temporale, e ancor meno sradicare dalle nostre società la parte sacra che nutre tanti nostri concittadini», ha ribadito il capo dello stato, secondo il quale «oggi, in questo contesto di grande fragilità sociale, quando il tessuto stesso della nazione rischia di strapparsi», è responsabilità del presidente «vegliare a che non sia intaccata la fiducia dei cattolici verso la politica e i politici. Non mi sembra né sano né positivo che la politica si sia impegnata, con così tanta determinazione, sia a strumentalizzare sia a ignorare i cattolici».

Interpellato alcuni minuti prima dall’arcivescovo di Marsiglia sulla necessità di «migliorare prioritariamente la sorte dei più fragili», collegando le questioni della bioetica e della difesa dei migranti, Macron non ha risposto punto per punto, preferendo elencare i «tre doni» che si attende di ricevere da parte della Chiesa: saggezza, impegno e libertà. «Là dove abbiamo bisogno della vostra saggezza — ha detto — è per tenere ovunque un discorso di umanesimo realista così, il politico e la Chiesa condividono questa missione di mettere le mani nell’argilla del reale, di confrontarsi tutti i giorni a quello che il temporale ha, se oso dire, di più temporale». Per poi subito definire qual è il limite da non superare: «Noi ascoltiamo con interesse e rispetto una voce che trae la sua forza e la sua chiarezza da un pensiero dove la ragione dialoga con una concezione trascendentale dell’uomo, ma noi sappiamo nel nostro foro interiore che questa voce della Chiesa non può essere ingiuntiva, perché è fatta dell’umiltà di coloro che impastano l’argilla, ed è dunque soltanto interrogativa».

In un contesto di relativismo, persino di nichilismo, ma anche di affievolimento della solidarietà, «la politica ha bisogno dell’energia di coloro che danno un senso all’azione e che portano nel cuore una forma di speranza» ha proseguito Macron, invitando i cattolici a impegnarsi «politicamente nel nostro dibattito nazionale e europeo. Il dono dell’impegno che vi chiedo è il seguente: non rimanete sulla soglia della porta. Non rinunciate alla Repubblica che avete con tanto vigore contribuito a forgiare».

Tra i «motivi biografici» con i quali il presidente francese non ha mancato di giustificare la sua «alta considerazione per i cattolici», bisogna ricordare i suoi studi dai gesuiti ad Amiens, nel nord della Francia, così come il desiderio da lui espresso a dodici anni di essere battezzato. Più espliciti ancora, i diversi riferimenti al pensiero del filosofo Emmanuel Mounier, fondatore della rivista «Esprit», alla quale lo stesso Macron ha collaborato. Ed è proprio sempre attraverso le parole di Mounier, ovvero che «la Chiesa, in politica, è allo stesso tempo in anticipo e in ritardo», che il presidente francese ha chiesto alla Chiesa di vivere pienamente la libertà di «essere uno di quei punti di riferimento che non cedono alle tendenze dei tempi. Dovremo vivere aggiustando il meglio possibile il vostro lato intempestivo e la necessità che sarà la mia di essere nel tempo del paese» ha detto. «I nostri contemporanei, che siano credenti o meno — ha poi concluso — hanno bisogno di sentire parlare di un’altra prospettiva per l’uomo e hanno bisogno di saziare un’altra sete, che è la sete dell’assoluto».

Il discorso di Macron era stato preceduto da un’intervento anche esso molto denso dell’arcivescovo Georges Pontier, che ha ritenuto l’incontro di ieri «ricco di numerosi significati» e ha detto tra l’altro: «Vedo in particolare il significato di una nazione che non ha paura delle sue componenti e tra esse la fede cattolica di un gran numero dei suoi membri, di una nazione che unisce piuttosto che escludere, che consente alle libertà individuali di esprimersi».

Dopo l’incontro di ieri sarà interessante osservare l’atteggiamento che Macron adotterà e se saprà passare dalle parole ai fatti per lasciare agire il «sale» dei cattolici nei controversi Stati generali della bioetica ancora aperti per tre mesi.

di Charles de Pechpeyrou

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20 settembre 2018

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