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​Ma se ghe pensu...

Davanti al mare, nel lembo di terra che unisce il porto alla città e alle colline circostanti, Genova ha riservato a Papa Francesco l’abbraccio più grande e caloroso. Circa centomila fedeli venuti non solo da ogni quartiere ma da tutta la Liguria, hanno salutato il Pontefice nell’ultima tappa della sua visita pastorale, sabato pomeriggio 27 maggio. Con slogan e grida di gioia lo hanno accolto al piazzale Kennedy, dopo averlo atteso per ore, sfidando il caldo e il sole quasi estivo per vederlo e partecipare alla concelebrazione eucaristica.

La gente si era assiepata perfino sui monumenti, sui terrazzi dei palazzi circostanti e sugli ultimi piani per sventolare bandiere con i colori del Vaticano e la croce di san Giorgio. Sfilando con la papamobile tra due ali di folla, il Pontefice è così arrivato sul palco dell’area della Fiera. Tutte le realtà ecclesiali e cittadine erano presenti, a cominciare dai quindici vescovi delle diocesi liguri e dai seicento sacerdoti concelebranti, fino al ministro italiano della difesa Pinotti, al governatore della Regione Toti, al sindaco Doria con assessori e consiglieri comunali. Grande lavoro per i più di mille volontari che aiutavano i fedeli e distribuivano bottigliette d’acqua. Tra i presenti anche diverse confraternite con gli artistici Cristi, i grandi crocifissi dai “canti” dorati che ornano le estremità delle braccia. Portati in processione nelle occasioni solenni, alcuni pesano oltre cento chili e i più preziosi risalgono al quindicesimo secolo.

Durante il rito — diretto dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, coadiuvato dal cerimoniere Vincenzo Peroni — si è pregato per la Chiesa, il Papa, i vescovi, i governanti, gli indigenti, i poveri e gli immigrati. La messa si è conclusa con il saluto del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, che ha accompagnato il Pontefice per tutta la visita. Prima di lasciare il piazzale Kennedy, il Papa ha ascoltato il canto in dialetto genovese dal titolo Ma se ghe pensu... (“Ma se ci penso”) intonato dal coro del Monte Cauriol. Si tratta di una canzone scritta nel 1925 e diventata simbolo della cultura musicale genovese. Racconta di un padre emigrato da Genova in Sud America che dopo trenta anni viene preso dalla nostalgia e dalla voglia di tornare a morire a casa. Il figlio cerca di fargli cambiare idea, convincendolo che la patria ormai non è più a Genova, ma lui risponde: «Tu sei nato e hai parlato spagnolo, io sono nato genovese e non mi mollo». E il testo alla fine recita: «E senza tante cose è partito». Scritta e musicata da Mario Cappello, con l’aiuto di Attilio Margutti per la stesura musicale, la canzone — resa celebre tra gli altri da Bruno Lauzi — ha voluto essere un omaggio al padre e ai nonni di Bergoglio, che partirono proprio dal porto di Genova, per cercare fortuna in Argentina.

dal nostro inviato Nicola Gori

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22 maggio 2019

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