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​Ma la riforma va avanti

· ​All’Angelus il Papa ricorda che rubare documenti è un reato e ringrazia per il sostegno di tutta la Chiesa ·

È «un reato» rubare i «documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati». Ha usato parole chiare e forti Papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 8 novembre in piazza San Pietro, parlando di «un atto deplorevole che non aiuta». Ma al tempo stesso ha voluto assicurare ai fedeli «che questo triste fatto» non lo «distoglie dal lavoro di riforma» che sta «portando avanti» con i suoi «collaboratori e con il sostegno di tutti».

Kathy Peterson, «L’obolo della vedova»

Il Papa si è detto consapevole del fatto che molti «sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi» in proposito. Però ha anche chiarito che egli stesso aveva «chiesto di fare quello studio» e che, su quella base, «sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili». Da qui la gratitudine per «il sostegno di tutta la Chiesa», che, ha spiegato, «si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo — ha concluso — di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza».

Successivamente il Pontefice ha anche fatto riferimento al quinto convegno nazionale della Chiesa italiana in corso a Firenze — definito «un importante evento di comunione e di riflessione» — al quale lui stesso prenderà parte durante la visita di martedì 10, che si apre con una breve sosta anche a Prato.

Prima della preghiera mariana, come di consueto, Francesco aveva dedicato la sua riflessione al brano evangelico del giorno, sottolineando il significato dell’episodio dell’obolo della vedova. Esso, ha commentato, «si compone di due parti: una in cui si descrive come non devono essere i seguaci di Cristo; l’altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano». Riguardo alla prima, ha evidenziato che «anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio» e gli si antepone «la propria vanagloria, il proprio tornaconto».

Quanto alla seconda parte, il Pontefice ha messo in luce come Gesù oggi dica «anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto». E ha esortato a pensare, «in questa settimana, alla differenza che c’è fra quantità e pienezza. Non è questione di portafoglio, ma di cuore». Ecco allora l’invito a chiedere «al Signore di ammetterci alla scuola di questa povera vedova, che Gesù fa salire in cattedra e presenta come maestra di Vangelo vivo».

L'Angelus del Papa 

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