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Ma la guerra fredda finirà tra sette anni

Un significativo e coraggioso passo verso la sicurezza internazionale viene compiuto dai presidenti degli Stati Uniti, Barack Obama, e della Russia, Dmitri Medvedev, con la firma — nella sala spagnola nel castello di Praga — del trattato Start 2 per la riduzione degli armamenti nucleari strategici che sostituisce lo Start siglato da George Bush e da Mikhail Gorbaciov nel 1991 e scaduto il 5 dicembre scorso.

La determinazione mostrata dal capo della Casa Bianca e dal leader del Cremlino potrebbe aprire una nuova pagina nelle relazioni tra est e ovest e riflette, come ha sottolineato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, «un nuovo livello di fiducia tra Mosca e Washington». I negoziati che si sono svolti a Ginevra, non senza difficoltà, hanno avuto come implacabili sostenitori Obama e Medvedev che hanno voluto voltare definitivamente pagina con le logiche proprie della guerra fredda raggiungendo una storica intesa su una massiccia riduzione degli armamenti (l'accordo stabilisce un limite di 1.550 testate nucleari che scatterà entro sette anni dall'entrata in vigore del trattato).

Obama, alla vigilia dell'appuntamento di pace di Praga, ha presentato la sua strategia nucleare — il Congresso richiede a ogni nuova Amministrazione di diffondere il rapporto noto come Nuclear Postur Review , l'ultimo risaliva al 2002 durante la presidenza di George W. Bush — che limita le situazioni in cui gli Stati Uniti potranno usare il loro arsenale atomico. Le nuove limitazioni non saranno applicate comunque a Paesi come l'Iran e la Corea del Nord, che hanno violato o rinunciato al trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). In base alla nuova strategia, per la prima volta gli Stati Uniti si impegneranno a non usare le armi nucleari contro le Nazioni che rispettano il trattato Tnp o i loro impegni di non proliferazione. Il 12 e 13 aprile Obama riceverà a Washington i rappresentanti di quarantasei Paesi nell'ambito del vertice sulla sicurezza nucleare.

Proprio un anno fa dal castello di Praga, il presidente statunitense aveva enunciato la speranza di un mondo senza armi nucleari, dove tutte le Nazioni avessero comunque l'inalienabile diritto a perseguire un nucleare civile a fini pacifici. In questa logica il nucleare civile, disarmo e non proliferazione sono i tre pilastri della nuova visione americana. E in luglio, nella sua prima visita ufficiale a Mosca, il presidente Obama aveva esortato la Russia a formare una «vera partnership» con gli Stati Uniti basata sui numerosi interessi comuni tra i due Paesi. «L'America desidera una Russia forte, pacifica e prospera — aveva detto il presidente americano in un discorso agli studenti della New Economic School —. Non siamo più antagonisti. La vecchia logica dei blocchi si è rivelata errata. Cerchiamo la cooperazione e non il confronto».

Medvedev — che secondo alcuni analisti sembra avere una visione più aperta rispetto ad altri rappresentanti russi — si è impegnato per una progressiva riduzione degli armamenti atomici nonostante la ribadita ostilità al controverso programma statunitense di difesa antimissile in Europa orientale. Il ministro Lavrov è tornato a chiedere a Washington di rinviare l’attuazione del sistema antimissile: «Un piano unilaterale che non aggiunge nulla al dialogo». Nei giorni scorsi la Russia aveva confermato l’intenzione di includere nello Start una clausola di uscita dal trattato nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero sviluppare uno scudo antimissile in Europa. Secondo il consigliere del presidente russo Serghiei Prikhodko, la clausola verrà inserita da Mosca come documento politico annesso al nuovo trattato Start. Lavrov ha inoltre esortato Washington a fermare lo sviluppo di armi strategiche convenzionali.

Il Cremlino spera inoltre che Obama riesca a far fronte agli oppositori del trattato e che lo Start 2 a lungo atteso entri in vigore. Secondo esperti russi, il Senato americano rischia di creare parecchi problemi alla ratifica — come pure d'altra parte la Duma di Stato russa —. Servono 67 voti su 100, per questo il presidente statunitense avrebbe bisogno di conquistare almeno otto senatori repubblicani (in vista ci sono anche le elezioni di medio termine di novembre, dove i repubblicani potrebbero strappare alcuni seggi ai democratici).

I tragici eventi dell'11 settembre 2001 hanno però trasformato l'America e il mondo in cui viviamo. Gli Stati Uniti non possono più contare sulla protezione dei due Oceani che storicamente hanno difeso il loro Paese e il loro popolo. Gli attacchi terroristici hanno reso evidente che, dopo la fine della guerra fredda, le minacce alla sicurezza sono diventate più complesse e di vasta portata.

Il terrorismo non proviene da un Paese, da una religione e nemmeno da un gruppo, ma da reti che si estendono da est a ovest e da nord a sud, senza tener conto dei confini nazionali. Si tratta di minacce che necessitano di una risposta globale. L'organizzazione, la cooperazione e il coordinamento costituiscono gli elementi chiave per occuparsi con successo di questo problema. Ecco dunque che Obama e Medvedev — dopo la firma del nuovo trattato Start — dovranno proseguire lungo il sentiero di un nuovo partenariato strategico. Grazie al dialogo e all'instancabile lavorìo diplomatico, i due giovani presidenti — superando divergenze e una serie di ostacoli interni — hanno dischiuso in questi mesi grandi opportunità per una più stretta cooperazione tra Stati Uniti e Russia. Con l'intesa sul disarmo i presidenti non hanno solo voluto inviare un teorico messaggio di speranza, ma anche indicare la concreta strada della collaborazione che dovrà esplicarsi nella lotta contro il comune nemico del terrorismo.

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