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Ma i cambiamenti climatici
affamano l’Africa

· ​Secondo un rapporto della Banca mondiale diminuisce la povertà nel mondo ·

Nonostante le valutazioni ottimistiche delle statistiche economiche e finanziarie, la fame nel mondo resta un problema. Quel che i dati non possono dire — perché inevitabilmente parziali — è che oggi esistono ancora zone d’ombra dove la malnutrizione e la miseria continuano a mietere vittime. 

Se dunque è vero, come testimonia l’ultimo rapporto della Banca mondiale, che qualcosa è stato fatto e che la povertà estrema è calata in molte parti del globo, è anche vero che l’ultima analisi dell’istituto di Washington offre una immagine dell’Africa sub-sahariana non completamente corrispondente alla realtà. 

Proprio ieri infatti la Federazione internazionale della Croce rossa e Mezzaluna rossa (Ifrc) ha segnalato che circa sessanta milioni di persone della regione africana, pari a circa tutta la popolazione della Gran Bretagna, soffrono di malnutrizione. E vi sono «forti indizi» che la situazione sia destinata a peggiorare. Soprattutto a causa della siccità determinata dal progressivo deterioramento delle condizioni climatiche: un’altra conferma della correlazione tra miseria e mutamenti climatici.
La Federazione sottolinea poi che c’è bisogno di «un aumento del sostegno per alleviare la carestia e prepararsi a un peggioramento delle condizioni degli agricoltori».
La lotta contro la fame è solo una parte del progetto più ampio della riduzione delle povertà nel mondo. Come detto, la Banca mondiale ha pubblicato ieri un rapporto nel quale si afferma che entro la fine dell’anno il numero delle persone che vive sotto la soglia di povertà estrema (con meno di 1,90 dollari al giorno) scenderà sotto il dieci per cento della popolazione globale. L’istituto ha inoltre aggiornato la stessa definizione di povertà: è in estrema povertà chi ha meno di 1,90 dollari al giorno (non più 1,25), tenuto conto del reale potere d’acquisto dei singoli Paesi. Nel 2012 gli estremamente poveri erano 902 milioni — il 12,8 per cento della popolazione — e nel 2015, secondo le ultime stime, scenderanno a 702 milioni, ossia il 9,6 per cento. «Siamo la prima generazione nella storia dell’umanità che può porre fine alla povertà estrema», ha commentato il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, 

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