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​L’utopia
della vita

Davanti a una marea umana davvero impressionante il Papa ha celebrato la prima messa del viaggio in Colombia, mentre la sera di nuvole grigie e fredde scendeva su Bogotá. Erano molte centinaia di migliaia le persone nell’enorme parco intitolato a Simón Bolívar, forse oltre un milione, e a loro Francesco ha parlato. Mettendo a confronto la realtà della metropoli e del paese con il racconto del Vangelo: quando Gesù predica sulle sponde del mare di Galilea a «moltitudini anelanti una parola di vita», davanti alle acque che racchiudono la speranza dei pescatori poi suoi discepoli ma anche le tenebre che minacciano l’esistenza umana.

È questa l’immagine che riassume, insieme all’abbraccio gioioso e toccante con un gruppo di ragazze e ragazzi con disabilità, l’inizio della visita in Colombia. Solo poche ore, ma nelle quali si sono concentrati l’incontro con il presidente e le autorità, il saluto al popolo colombiano affidato a migliaia di giovani, e due importanti discorsi: ai vescovi del paese e poi del Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano, in continuità con quella conferenza di Aparecida dove Bergoglio, come arcivescovo di Buenos Aires, aveva svolto un ruolo decisivo.

Francesco guarda lontano e le sue parole, mai autoreferenziali, si capiscono e sanno trasmettere speranza. Con la preoccupazione che il Vangelo sia predicato appunto in modo comprensibile e «concretamente», come ha raccomandato al Celam, perché la vicinanza e l’incontro «sono gli strumenti di Dio». Ecco dunque la missione della Chiesa: essere segno visibile della vicinanza di Dio e luogo permanente dell’incontro con lui.

Per «costruire ponti, abbattere muri, integrare la diversità, promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo, educare al perdono e alla riconciliazione, al senso di giustizia, al rifiuto della violenza e al coraggio della pace». Guardando e aprendosi ai giovani, alle donne, ai laici. «Senza le donne la Chiesa del continente perderebbe la forza di rinascere continuamente» ha detto il Papa, raccomandando di non ridurle a «serve del nostro recalcitrante clericalismo». In una visione del cattolicesimo che va al di là dell’America latina e che Bergoglio ha riassunto chiedendo ai vescovi solo passione: passione nell’annuncio del Vangelo.

Poche ore prima il Pontefice si era incontrato con i vescovi della Colombia, insanguinata da una guerra lunga oltre mezzo secolo, ha lodato il coraggio del paese di «resistere alla morte, non solo annunciata ma molte volte seminata», e ora la sua volontà di uscirne. Facendo quel «primo passo» che è il motto della visita papale. Ai vescovi il Papa ha così parlato dell’urgenza della riconciliazione e della missione, in un contesto dove la vita è minacciata in molti modi: ai suoi albori e al suo termine, dalla violenza e dalla tentazione sovversiva, dalla droga e dal narcotraffico, «metastasi morale che mercantilizza l’inferno», che «semina dovunque la corruzione e nello stesso tempo ingrassa i paradisi fiscali».

Una realtà dolorosa di odio e vendetta che sembra lunga cent’anni, ha sintetizzato nel discorso alle autorità Bergoglio, che ha chiesto a tutti di superarla. Con una allusione trasparente al più celebre letterato del paese, Gabriel García Márquez, poi suggestivamente citato: «Di fronte all’oppressione, al saccheggio e all’abbandono, la nostra risposta è la vita». E si può anzi realizzare «una nuova e travolgente utopia della vita», dove sia certo l’amore e sia possibile la felicità, «e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano finalmente e per sempre una seconda opportunità sulla terra».

g.m.v.

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