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​Lutero ecumenico

Normalmente si indica l’inizio dell’ecumenismo moderno con la conferenza mondiale missionaria a Edimburgo nel 1910. La conferenza aveva concluso che il più grande ostacolo alla propagazione missionaria del Vangelo consiste nella divisione della cristianità in tante Chiese separate. Una tesi, questa, che oggi, più che mai, richiede la nostra attenzione. Essa dice che l’ecumenismo non è un programma istituzionale e organizzativo. Non si tratta di una reintegrazione di Chiese come istituzioni. Il tema guida è la propagazione del Vangelo. Il concilio Vaticano II ha assunto la stessa posizione. Nel Decreto sull’ecumenismo, esso afferma: «Tale divisione contraddice apertamente alla volontà di Cristo, è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del vangelo a ogni creatura». 

Statua di Lutero a Dresda

Così, l’epoca ecumenica va inserita nella storia bimillenaria della predicazione del Vangelo in cui il Signore, risorto nello Spirito, si fa presente nella storia con la predicazione del Vangelo.
Benché non si possa certamente affermare che Martin Lutero sia stato un ecumenista nel senso moderno, anche lui può essere inquadrato in tale contesto, poiché, all’inizio, la sua intenzione fondamentale non era di costituire una Chiesa riformatrice separata, ma di avviare una riforma, o meglio, una conversione evangelica della Chiesa universale, che chiameremmo oggi una nuova evangelizzazione della Chiesa sempre da riformare. Per ragioni molteplici, sia teologiche sia non teologiche, e per colpa di tutte le parti coinvolte, la riforma protestante e la riforma cattolica (come la chiamiamo oggi, invece di controriforma), sono sfociate in un confessionalismo e in un pluralismo di Chiese contrapposte le une alle altre.
Il programma ecumenico dovrebbe essere formulato nei seguenti termini: un cattolicesimo evangelico e un protestantesimo cattolico. A che punto siamo su questo cammino ecumenico? Abbiamo riscoperto la nostra unità fondamentale in Gesù Cristo e la comunione fondamentale già esistente, nell’unico battesimo in Gesù Cristo. Benché non ancora in piena comunione, apparteniamo già oggi, in forme diverse, all’uno e unico corpo di Cristo, cioè la sua Chiesa. Nella situazione attuale, questa comunanza, malgrado tutte le differenze ancora esistenti, non è cosa da poco; non è soltanto un’idea astratta e la convinzione di alcuni strani ecumenismi, che si sono allontanati delle realtà ecclesiali concrete. Anzi, questa comunanza è stata riscoperta nel mezzo della realtà del ventesimo secolo appena trascorso, che ha segnato la fine dell’epoca borghese moderna con la prima guerra mondiale, la fine dell’Europa tradizionale e classica, che ha dato inizio alle svolte drammatiche del Novecento. Nella seconda guerra mondiale, soldati cattolici ed evangelici si sono incontrati nelle stesse trincee; la gente rimasta a casa si è messa al riparo negli stessi rifugi antiaerei durante i bombardamenti; i perseguitati dai regimi fascisti e totalitari stavano insieme negli stessi campi di concentramento; sulla base della loro fede cristiana, hanno riscoperto la loro comune resistenza alla disumanità neopagana e atea. Dopo la guerra, quando molte chiese erano distrutte, diventò una normale prassi che cattolici e protestanti s’invitassero reciprocamente nelle rispettive chiese ancora funzionanti; fra le comunità è iniziata così una nuova amicizia che perdura tutt’oggi.
Dopo le svolte della guerra e del dopoguerra, l’ecumenismo è diventato una realtà quotidiana e vissuta, che ha condotto le Chiese separate a sperimentare una situazione nuova. Non esistono più, o esistono raramente, dei territori separati, esclusivamente cattolici o esclusivamente protestanti; nella nostra attuale società pluralista, cattolici e protestanti vivono porta a porta, spesso nella stessa famiglia. La nostra situazione post-borghese è anche una situazione post-confessionale, e spesso anche una situazione post-cristiana (nel senso sociologico del termine).
La vera divisione non esiste più fra i cattolici e gli evangelici, piuttosto, da una parte, fra coloro che credono in Gesù Cristo e in Dio Padre di Gesù Cristo, e, dall’altra, tra coloro che non credono in Cristo e spesso non credono neppure in Dio o — per esprimersi in modo più cauto — tra coloro che sono indifferenti nei confronti di Dio e vivono se come Dio non esistesse.
Dietrich Bonhoeffer e il gesuita Alfred Delp, mentre erano prigionieri della Gestapo, prima della loro testimonianza di martiri, hanno sperimentato questa situazione di non religiosità delle folle, che non conoscono più le differenze confessionali e neppure s’interessano a esse. Queste folle non sono neopagane, perché i pagani avevano la loro religione, ma in esse manca spesso l’antenna, cioè il segnale che trasmette la domanda e il desiderio di Dio, o almeno ci sembra che manchi, forse perché siamo noi a non saper trasmettere il nostro messaggio sulla loro lunghezza d’onda.
In tale situazione nuova, per la gente comune, i dibattiti confessionali sono diventati obsoleti. Se non vogliamo che le Chiese si svuotino ancora di più, occorre concentrarci sul fondamentale. Occorre dire che cosa significa credere insieme in Gesù Cristo, che cosa vuol dire essere redenti e giustificati da Gesù Cristo.
Dopo la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione, nessuno dei documenti sulla Chiesa, l’eucaristia e i ministeri, è stato ufficialmente confermato. Sarebbe irresponsabile archiviare tutti questi risultati, lasciare che la polvere li ricopra sugli scaffali delle biblioteche e farne solo materiale per dissertazioni dottorali. Una proposta in prospettiva è dunque riprendere l’idea del professor Harding Mayer e provare a comporre un cosiddetto Documento in via, che, con una certa ufficialità, confermi i risultati raggiunti, senza negligere le domande ancora aperte. Malgrado tutti gli avvicinamenti riscontrati, resteranno i problemi sul concetto dell’unità nella diversità o dell’unità nella diversità riconciliata, la venerazione dei santi soprattutto della Madonna, sulla questione del primato, e sui problemi etici. Tuttavia, se non facciamo un punto sullo stato del dialogo, la discussione si muoverà sempre in cerchio. Recentemente, nel 2017, un documento di una commissione della Conferenza episcopale negli Stati Uniti ha fatto un lavoro preparatorio per un tale Documento in via e ha illustrato i progressi raggiunti sui temi della Chiesa, dell’eucaristia, del ministero. Il recente simposio internazionale della Pontificia Università Gregoriana, su Lutero e i sacramenti (26 febbraio - 1° marzo 2017), ha chiaramente confermato i risultati.

di Walter Kasper

 

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19 ottobre 2017

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