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Lutero e gli ebrei

· In un libro di Thomas Kaufmann ·

Al processo di Norimberga Julius Streicher, il direttore della rivista antisemita nazista «Der Stürmer», alla notizia di essere stato condannato a morte, fece una singolare chiamata di correo e affermò che su quel banco di imputato avrebbe dovuto sedere Martin Lutero, non lui. 

E in effetti è vero che gli scritti di Lutero sugli ebrei sono stati ampiamente utilizzati dai nazisti per la loro propaganda antisemita, fino a far derivare dalla sua Riforma le loro tesi razziste e antisemite. Lutero sarebbe stato quindi un precursore di Hitler, trasformando gli antichi moduli di ostilità agli ebrei in veri e propri schemi antisemiti, basati sul sangue e sull’idea che gli ebrei fossero per natura, e non per convinzione religiosa, diversi dai cristiani? È questo il tema al centro del recente volume di Thomas Kaufmann, professore di storia della Chiesa all’Università di Gottinga, Gli ebrei di Lutero (prefazione di Daniele Garrone, Claudiana, 2016, pagine 219, euro 19,50). 

Una discussione tra saggi ebrei  e teologi cristiani (xilografia, XVI secolo )

Un tema, lo ricordiamo, che ha offerto negli ultimi decenni, sull’onda della riflessione sulla Shoah, spazio a molte analisi e ricerche, nel tentativo di spiegare l’origine, nel pensiero di Lutero, di formulazioni tanto diverse, da quelle considerate “filosemite” dei primi anni della sua vita a quelle, virulentemente antisemite, degli ultimi anni.

Quale è, si domanda Kaufmann, il filo rosso che lega in un rapporto di continuità queste due posizioni tanto diverse? Questo filo rosso è per lui il ritorno alla purezza della primitiva Chiesa evangelica, una lettura dell’Antico Testamento in chiave cristiana: per Lutero, come la Chiesa cattolica aveva abbandonato la purezza primitiva, così gli ebrei si erano allontanati dai testi sacri corrompendosi con il Talmud. Una posizione questa che ha molto in comune con quegli attacchi medioevali al Talmud che vi vedevano una nuova eresia, con la differenza che qui a esserne colpiti sono insieme ebrei e Chiesa cattolica.

In sostanza, per Kaufmann l’antisemitismo di Lutero non è soltanto «il lato oscuro della sua natura», ma «una componente integrale della sua persona e della sua teologia». L’unico modo per capirne il senso, per sottrarre la sua figura alla reinterpretazione fattane dal nazismo, dice, è quello di ricollocarlo nel suo tempo, per leggere le sue invettive tenendo presente tanto le fantasie del volgo che le percezioni negative degli umanisti, degli uomini di cultura. Un contesto di odio, insomma. Ma c’è forse un altro fattore da tenere in considerazione, ed è il ruolo giocato in quei secoli dalla politica volta alle conversioni. Ovunque, come nell’Italia dei ghetti, si è privilegiata la missione agli ebrei, la presenza ebraica è stata garantita. Ovunque, come nella Spagna del 1492, come nella Germania luterana, la missione è stata riconosciuta impossibile, le espulsioni e le violenze sono subentrate alle spinte proselitistiche. Comunque lo si consideri oggi, anche questo era il contesto storico in cui Lutero pronunziava le sue invettive contro gli ebrei.

di Anna Foa

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23 marzo 2019

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