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L’usura strangola e uccide

· Il Pontefice denuncia il fenomeno e invoca iniziative di prevenzione ·

L’usura è «una piaga» che «umilia e uccide», un male «antico e purtroppo ancora sommerso che, come un serpente, strangola le vittime». È la forte denuncia al centro del discorso rivolto dal Papa ai membri della Consulta nazionale antiusura, ricevuti in udienza sabato mattina, 3 febbraio, nella Sala Clementina.

Marika Zanetti, «Zaccheo e il sicomoro» (2016)

Ricordando che ben venticinquemila famiglie sono state finora salvate dalla morsa del debito usurario grazie al lavoro della consulta, il Pontefice ha insistito sulla necessità della prevenzione per sottrarre «le persone alla patologia del debito fatto per la sussistenza o per salvare l’azienda». Una prevenzione che parta, anzitutto, dalla riscoperta di uno stile di vita sobrio e dal recupero di «una mentalità improntata alla legalità e all’onestà, nei singoli e nelle istituzioni».

Per Francesco «la dignità umana, l’etica, la solidarietà e il bene comune dovrebbero essere sempre al centro delle politiche economiche attuate dalle pubbliche istituzioni». Dalle quali, ha sottolineato, «ci si attende che disincentivino, con misure adeguate, strumenti che, direttamente o indirettamente, sono causa di usura, come ad esempio il gioco d’azzardo».

L’usura, dunque, è «un peccato grave» perché «uccide la vita, calpesta la dignità delle persone, è veicolo di corruzione e ostacola il bene comune». Ma anche perché «indebolisce le fondamenta sociali ed economiche di un paese». Infatti, ha spiegato il Papa, «con tanti poveri, tante famiglie indebitate, tante vittime di gravi reati e tante persone corrotte nessun paese può programmare una seria ripresa economica né tantomeno sentirsi al sicuro». Da qui l’auspicio che «il Signore ispiri e sostenga le pubbliche autorità, affinché le persone e le famiglie possano usufruire dei benefici di legge come ogni altra realtà economica», e «ispiri e sostenga i responsabili del sistema bancario, affinché vigilino sulla qualità etica delle attività degli istituti di credito».

Richiamando, infine, gli episodi evangelici di Zaccheo e della conversione di san Matteo, il Pontefice ha concluso con un appello «per un nuovo umanesimo economico, che metta fine all’economia dell’esclusione e dell’inequità».

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