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L'uovo di Colombo

· A colloquio con padre Rohan Silva, provinciale degli Oblati di Maria Immacolata in Sri Lanka ·

Sei gradi di separazione è una teoria che sostiene che tutti al mondo sono distanti da ciascuno non più di sei passi. Per arrivare a padre Rohan, provinciale degli Oblati di Maria Immacolata nello Sri Lanka, me ne occorrono solo due.

La Stupa Ruwanweli Saya ad Anuradhapura

Mi è bastato domandare a padre Vincenzo Bordo, il missionario italiano che ha recentemente vinto il “Nobel” coreano grazie ai servizi istituiti a favore dei ragazzi di strada. I due si conoscono da anni. Padre Rohan mi invita a sedere nel suo studio all’interno del bel complesso che ospita i missionari.
«Sono stato in Corea recentemente — afferma — e posso dire che il messaggio di pace che il Papa ha lanciato si applica benissimo allo Sri Lanka. Se la maggior parte del singalesi è di religione buddista e i tamil sono per lo più indù, i cristiani si dividono tra queste due etnie, fungono perciò da anello di unione. Per questo durante le celebrazioni — prosegue — tamil e singalesi possono cantare nella propria lingua liberamente. Le due etnie convivono oggi, all’interno della comunità religiosa, in un clima di dialogo».
Dopo tanta sofferenza, sottolinea padre Rohan, il Paese ha raggiunto la pace. «Oggi — rileva — sono i molti matrimoni misti a rappresentare il più efficace modello di convivenza tra le diverse religioni. Per il bene della famiglia si trova sempre una soluzione che non vede una fede sopraffare l’altra, e i figli, ovvero le nuove generazioni, imparano a non discriminare».

di Cristian Martini Grimaldi

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22 settembre 2018

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