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Un bar
per i clochard

· Apre a Parigi il bar d'accoglienza Cap de Bonne-Esperance ·

L’apertura del bar di accoglienza Cap de Bonne-Esperance intende rispondere a quell’uomo che ho incontrato un giorno su una panchina pubblica, immobile e silenzioso, seduto “sul ciglio del mondo”; ho avviato una conversazione con lui e dopo una ventina di minuti si è lasciato sfuggire: «Quanto mi ha fatto bene parlare con lei! Sono due giorni che non parlo con nessuno». La missione di questo bar di accoglienza è proprio di far prendere coscienza alle persone di essere preziose, di essere uniche. Uscendo dalla loro solitudine, troveranno la forza per superare gli ostacoli che una vita troppo dura ha posto sul loro cammino.

L’interno del locale

Sono molti a Parigi i luoghi di accoglienza destinati a persone in difficoltà. Generalmente offrono una vasta gamma di servizi, volti anzitutto a soddisfare le necessità primarie della vita quotidiana, come una tavola calda spesso rumorosa, un locale con docce e lavatrici, un deposito bagagli, un punto internet, un centro di assistenza sociale. In questi spazi s’incontrano persone senza fissa dimora, che sopravvivono in strada. S’incontrano anche persone che vivono in “non-alloggi”, per riprendere l’espressione della Fondazione Abbé Pierre, ossia cantine, garage, baracche su terreni abbandonati. S’incontrano pure persone che provengono da quella che da alcuni anni viene chiamata “la nuova povertà”. A lungo risparmiate, alcune fasce sociali, sebbene ancora integrate, hanno visto all’improvviso la loro vita vacillare e si sono ritrovate ad affrontare problemi simili a quelli di quanti sopravvivono in strada. Ma nella regione parigina sono rari i luoghi di accoglienza che hanno come obiettivo unico quello di offrire a persone sole, sebbene ancora integrate, uno spazio in cui la parola si possa trovare o ritrovare. Sono rari i luoghi di accoglienza che offrono l’ascolto.

Per questo l’associazione Cap de Bonne-Esperance, di cui chi scrive è il fondatore, ha deciso di creare il bar di accoglienza omonimo. Sostenuta da una decina di amici dalle straordinarie qualità umane e professionali, questa associazione ha voluto aprire uno spazio dalla bellezza semplice e armoniosa, dove si respirano la tranquillità e il calore tipico di un focolare domestico, del tutto diversi dall’atmosfera delle sale riunioni anonime tradizionali dove, alla luce azzurrognola di un tubo al neon, nella sua tazza in pirex il caffè si raffredda lentamente su una superficie in formica. Un luogo dove il visitatore, entrando, non si senta spogliato ancora una volta della propria individualità, ma dove al contrario possa avere l’impressione che i muri si scostino per riceverlo meglio in un’accoglienza personalizzata.

Anche l’arredamento è stato scelto con cura, con mobili in gran parte in vimini, resi lucidi da un uso che non li ha rovinati, ma che anzi dà una sensazione di unicità. L’insieme è così a misura d’uomo, particolare, atto a offrire uno spazio di parola in cui i visitatori, informati della finalità del luogo, sanno che troveranno di fronte a sé, se lo desiderano, persone formate all’ascolto, il cui ruolo è qui fondamentale e la cui presenza costituisce una caratteristica di questo Bar. Si viene al Cap de Bonne-Esperance per essere accolti in modo personalizzato, per sorseggiare un tè, sgranocchiare le madeleine fatte in casa e trovarsi di fronte un orecchio attento con cui condividere, se si vuole, il fardello delle proprie preoccupazioni. Quando la conversazione diventa tale da richiedere un luogo di scambio più confidenziale, è possibile trovare nei locali annessi un angolo tranquillo dove proseguirla. Molti volontari hanno inoltre un indirizzario che consente eventualmente di orientare un visitatore del bar verso una struttura di aiuto specializzata (centro medico-psicologico, istanza amministrativa e così via).

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17 ottobre 2018

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