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L’uomo può cambiare

· Benedetto XVI e l’economia ·

Lo assicura un Papa che sa parlare al mondo globale

Mercoledì 22 febbraio a Roma, presso la Libreria internazionale Paolo VI, in un incontro con l’autore, presidente del consiglio di sovrintendenza dell’Istituto per le Opere di Religione, viene presentato il libro Le ragioni dell’economia. Scritti per L’Osservatore Romano (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011, pagine 167, euro 14). Ne pubblichiamo l’introduzione.

Cosa significa scrivere per «L’Osservatore Romano», il giornale del Papa? Mi sono posto questa domanda quando il suo nuovo direttore, Giovanni Maria Vian, mi invitò a farlo nell’autunno del 2007. La risposta che mi diedi fu la seguente: contribuire a divulgare, attraverso le mie competenze e conoscenze, il messaggio che il Pontefice vorrebbe fosse trasmesso, cercare di sostenere il suo insegnamento con analisi e considerazioni sui fatti economici. Scrivere sull’«Osservatore» ha anche significato un esercizio per me nuovo: tentare di interpretare i fatti economici per darne una lettura coerente con i principi della dottrina sociale cattolica, in particolare con quelli contenuti nelle encicliche Deus caritas est e, soprattutto, Caritas in veritate .

La mia immediata tentazione fu di ricorrere ad argomenti morali, ma il direttore del giornale mi scoraggiò subito, chiedendomi di essere invece molto più tecnico nelle interpretazioni e di lasciare solo minimi spazi a considerazioni di carattere diverso. Ecco il perché di editoriali tecnici, concepiti e scritti secondo una visione cattolica, nella convinzione che le leggi naturali sono premessa essenziale di quelle economiche, e che queste ultime non funzionano se prescindono dalle prime. Le considerazioni morali le trarrà il lettore attraverso l’analisi dei fatti.

Il mio contributo all’«Osservatore», non di rado ripreso da altri media, è stato facilitato dall’orientamento che ho desunto dalla Caritas in veritate , enciclica della globalizzazione scritta da un Papa che sa parlare al mondo globale. Enciclica che è, di fatto, un manuale per capire e affrontare anche i grandi problemi economici che tormentano i nostri tempi.

In questo senso il mio lavoro è stato facilitato. Soprattutto perché ho sempre avuto chiaro nelle mie riflessioni quanto Benedetto XVI scrive nell’introduzione dello stesso documento.

Quali condizionamenti culturali e morali pesano sull’uomo di questo secolo confuso dal nichilismo dominante che non gli permette di avere riferimenti assoluti, di avere chiaro il senso della vita e, dunque, delle sue azioni? E come può un uomo in queste condizioni distinguere tra fini e mezzi e sapere gestire gli strumenti sofisticati che ha a disposizione, dando loro il senso necessario?

Nell’introduzione all’enciclica il Papa pone implicitamente una domanda: viene prima la libertà o la verità? Sulla risposta si giocano la vita terrena e i suoi successi, nonché la vita eterna. Benedetto XVI spiega che non sono tanto gli strumenti a dovere essere cambiati quanto piuttosto l’uomo, e questo mi colpisce con tale forza da costringermi a cambiare la mia visione di economista.

Cambiare l’uomo. Ogni cattolico deve avere questa responsabilità. Se non la comprendiamo, non riusciremo a evitare che gli strumenti assumano autonomia morale, sfuggendo così al controllo dell’uomo.

Perciò ho tanto insistito sull’origine della crisi dovuta al crollo della natalità, secondo le prospettive espresse nel primo capitolo della Caritas in veritate , quando si fa riferimento all’enciclica di Paolo VI Humanae vitae . Per questa ragione ho tanto spesso affrontato il problema dello sviluppo della crisi economica e degli errori commessi, ispirandomi sempre allo stesso capitolo, dove il Pontefice si riferisce a un’altra enciclica di Paolo VI, la Populorum progressio .

E così nei capitoli successivi, dove Benedetto XVI spiega come l’uomo può cambiare e le conseguenze che ne deriverebbero se ci riuscisse o, in alternativa, se non lo facesse.

Spesso ci si rifiuta di riconoscere la razionalità della fede cattolica, ma bisogna convenire che quando le cose non vanno, come oggi, si deve attribuirne la responsabilità all’uomo e al cattivo uso degli strumenti, anziché dare la colpa a questi ultimi, che sono di per sé neutrali. Pensare di cambiare il mondo cambiando gli strumenti anziché l’uomo è una tragica illusione.

Nei miei editoriali, qui raccolti, mi sono sempre riferito a Caritas in veritate come a un manuale indispensabile per non sbagliare. E, di fatto, i miei articoli possono essere considerati una sintesi sommaria di ciò che il Papa ha magistralmente spie-gato nella sua enciclica. Per questo, oso dedicare a Benedetto XVI questo libro che la sua editrice ha avuto la compiacenza di pubblicare.

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