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L’uomo ha bisogno di eternità

· All’udienza generale il Papa parla della commemorazione dei defunti ·

Appello al g20 perché aiuti a superare gli ostacoli a uno sviluppo umano e integrale

Il Papa ha rivolto un appello ai capi di Stato e di Governo partecipanti al g20 di Cannes, chiedendo loro di «superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale». Lo ha fatto al termine dell’udienza generale di mercoledì 2 novembre, prima di salutare i gruppi di lingua italiana presenti nell’Aula Paolo VI.

In precedenza il Pontefice, prendendo spunto dalla ricorrenza della commemorazione dei defunti, aveva proposto ai fedeli «alcuni semplici pensieri sulla realtà della morte»: un mistero dinanzi al quale — aveva sottolineato — «tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che si apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro».

Il timore dell’uomo di fronte alla morte — ha spiegato Benedetto XVI — deriva dalla «paura del nulla, di questo partire verso qualcosa che non conosciamo, che ci è ignoto». Paura accentuata dalla diffusa «tendenza a pensare che ogni realtà debba essere affrontata con i criteri della scienza sperimentale, e che anche alla grande questione della morte si debba rispondere non tanto con la fede, ma partendo da conoscenze sperimentabili, empiriche».

In realtà — ha affermato il Papa — «la strada della morte è una via della speranza». In questo senso, «percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe, è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità». E solo «chi può riconoscere una grande speranza nella morte, può anche vivere una vita a partire dalla speranza».

L’uomo — ha ribadito il Pontefice — «ha bisogno di eternità e ogni altra speranza per lui è troppo breve, troppo limitata». Perciò l’essere umano «è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo»: in definitiva, «l’uomo è spiegabile solamente se c’è Dio».

«Nel recarci ai cimiteri a pregare con affetto e con amore per i nostri defunti — ha esortato in conclusione il Papa — siamo invitati, ancora una volta, a rinnovare con coraggio e con forza la nostra fede nella vita eterna, anzi a vivere con questa grande speranza e testimoniarla al mondo: dietro il presente non c’è il nulla».

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