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L’uomo è fatto per la pace

· Durante le celebrazioni per il passaggio dell’anno Benedetto XVI parla della speranza cristiana ·

E all’udienza generale indica nella nascita di Gesù l’inizio di una nuova creazione

Il mondo è ricco di opere di pace. Sono la prova più concreta dell’innata vocazione dell’umanità alla pace. Del resto «l’uomo è fatto per la pace», che è un dono di Dio. «Ne sono persuaso», ha detto il Papa parlando, martedì 1° gennaio, dall’altare della Confessione della basilica di San Pietro sul quale, in questa quarantaseiesima Giornata mondiale della pace si sono appuntati gli occhi di moltissime persone in tutto il mondo. E Benedetto XVI, così come aveva fatto durante i riti natalizi, ha colto l’occasione per rilanciare il messaggio della speranza cristiana che appare evidente soprattutto in questo tempo liturgico. E ciò nonostante il mondo sia ancora «segnato da focolai di tensione e di contrapposizione — ha riproposto quanto scritto nel messaggio per questa giornata — causati da crescenti disuguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato», e nonostante i continui atti di terrorismo e di criminalità.

Del resto «il cristiano — aveva detto durante il Te Deum di ringraziamento nella sera di lunedì 31 dicembre — è un uomo di speranza», perché sa «che la forza della fede può spostare le montagne». Anzi l’uomo di fede è «debitore del Vangelo verso gli altri», ha spiegato ai fedeli della sua diocesi nell’appuntamento di fine d’anno. Chiamandoli a un impegno tanto generoso quanto necessario «per sviluppare itinerari di formazione spirituale» nei bambini e nei giovani, per aiutarli a comprendere il senso di appartenenza alla comunità ecclesiale e favorire la nascita del desiderio «di crescere nell’amicizia con il Signore».

Un impegno che ha fatto eco all’invito rivolto ai genitori durante l’incontro dell’Angelus di domenica 30 dicembre 2012. «I genitori — aveva detto il Papa — si preoccupino seriamente della crescita e dell’educazione dei propri figli, perché maturino come uomini responsabili e onesti cittadini». Un invito che si era poi trasformato in esortazione a essere sempre «custodi di questo dono incomparabile di Dio» che è la vita.

Ai giovani in particolare Benedetto XVI si è rivolto direttamente incontrando i partecipanti al trentacinquesim0 incontro europeo animato dalla Comunità di Taizé, con i quali ha pregato sabato 29 dicembre in piazza San Pietro. Per loro l’invito è stato quello di proporsi come esempi concreti della risposta di Pietro alla domanda di Gesù ai discepoli «Chi sono io per voi?», «Tu sei il Cristo, figlio del Dio vivente»: una risposta cioè «non dettata dalla costrizione» ma «dalla vostra libertà profonda». Non abbiate paura, ha ripetuto il Papa, «di precedere l’aurora per lodare Dio. Non resterete delusi».

E nella mattinata di oggi, mercoledì 2 gennaio, il Papa ha parlato ai fedeli presenti alla prima udienza generale dell’anno, riandando alle origini della speranza e della gioia cristiana: il mistero dell’incarnazione. «Nulla è impossibile a Dio», ha detto. Tanto che dal grembo «di un’umile donna» ha dato inizio a una nuova creazione.

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23 ottobre 2019

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