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L’uomo di Parola

· Un docu-film dedicato al missionario stimmatino Luigi Mantovani ·

Nella storia della missione uno dei segni più eloquenti di amore per un popolo e la sua cultura è rappresentato dallo studio approfondito della lingua. Lungo i secoli, generazioni di missionari, con encomiabile passione e tenacia, si sono immersi nelle più diverse culture, hanno studiato dialetti e lingue locali, sovente realizzando grammatiche, dizionari, preziose raccolte di detti popolari e proverbi, oltre a tradurre, in centinaia di idiomi, la scrittura e i testi liturgici.

In questa lunga schiera di missionari-studiosi può essere ora annoverato a pieno titolo anche lo stimmatino Luigi Mantovani: a lui, ottantotto primavere sulle spalle, è dedicato un docu-film, L’uomo di Parola, che è stato presentato per la prima volta domenica 19 maggio al cinema-teatro «Stimate» di Verona.

Missionario in Georgia dal 1998, dopo essere stato per anni impegnato, in Italia, nel mondo della scuola e dell’educazione, padre Mantovani si è distinto per un tenace e prezioso lavoro culturale: ha realizzato, a esempio, un monumentale dizionario italo-georgiano per il quale, nel 2010, l’allora presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, l’ha decorato con il titolo dell’Ordine della stella della solidarietà italiana. Pochi giorni fa, la Georgia ha tributato la sua gratitudine all’infaticabile missionario conferendogli la laurea honoris causa da parte dell’università statale di Kutaisi.

La regista del documentario sul religioso è Lela Beridze, georgiana, invitata alla “prima” veronese insieme a padre Mantovani e a monsignor Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso dei Latini, anch’egli stimmatino e veronese di origine. Scrittrice e traduttrice, figlia di Philipp, tra i più grandi poeti del Novecento georgiano, Lela Beridze parla correntemente cinque lingue (italiano, tedesco, russo, inglese e francese) e ha tradotto in georgiano poesie di Montale e scritti di Calvino. Appassionata dell’Italia e della sua cultura, ha soggiornato per alcuni anni a Verona, specializzandosi presso la locale università, per poi passare a Berlino, dove si è laureata in regia all’Accademia tedesca di cinematografia. Lela è stata, soprattutto, colei che ha contribuito in modo decisivo all’inserimento degli stimmatini (con Mantovani c’erano i confratelli Pasotto e Gabriele Bragantini) nella cultura e negli usi del suo paese, quando, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1994 venne aperta una presenza missionaria per le comunità cattoliche del Caucaso ancora in semi-clandestinità e a lungo osteggiate dalle autorità sovietiche. È stata, questa, l’ultima tappa di un’epopea missionaria che aveva visto francescani e domenicani approdare in terra georgiana nel XIII secolo, seguiti dai teatini. L’opera di padre Mantovani si innesta, quindi, in una trama di rapporti di lunga data tra Georgia e Italia (venne pubblicato proprio a Roma, nel 1629, il primo dizionario georgiano, che è anche il primo libro in georgiano stampato).

Originario di Monticelli di Lavagno, ordinato prete nel 1955, Luigi Mantovani, dopo aver conseguito la laurea in Lettere moderne a Padova, ha lavorato per lunghi anni nelle strutture educative degli stimmatini a Cadellara, nel Veronese, a Battipaglia (Salerno) e successivamente a Verona, dove ha insegnato per trent’anni ed è stato preside per sette della scuola media alle Stimate, istituita, nel centro di Verona, nel lontano 1816 dal fondatore degli stimmatini, Gaspare Bertoni. Nello stesso giro di anni ottiene il diploma in canto gregoriano e musica sacra. Padre Mantovani arriva in Georgia a metà degli anni Novanta, a sessant’anni di età. Si stabilisce definitivamente a Kutaisi nel 1998 e avvia con entusiasmo un impegno culturale che, grazie al lavoro incessante, l’ha condotto a compilare prima una grammatica georgiana e successivamente vari eserciziari, oltre a un manuale della lingua latina (2007) per l’Università cattolica «Saba» di Tbilisi e a un lexicon georgiano-latino-italiano. Il dizionario è frutto di un paziente lavoro che ha visto il missionario raccogliere giorno dopo giorno, con perseveranza tipicamente missionaria, i vari lemmi e i loro significati, spesso partendo dalla vita quotidiana e ponendo ai diversi interlocutori, tanto del popolo quanto esponenti del mondo della cultura, la fatidica domanda: «Come dite per indicare?».

Rileggendo la vicenda culturale e missionaria di padre Mantovani, si capisce, quindi, quanto sia azzeccato il titolo L’uomo di Parola assegnato al docu-film su di lui: il religioso, infatti, non ha mai smesso, giorno dopo giorno, di annunciare il verbo di Dio e, al contempo, è stato un ponte fra due popoli, mettendo in comunicazione universi culturali prima distanti. L’interessato, però, non è il tipo che ami finire sotto i riflettori. In un’intervista si è presentato così: «La mia vita si può riassumere in una sola parola: monachus, o meglio nella prima parte di questa parola. In lingua georgiana la parola mona significa “servo”. Io però la intendo anche nel significato gergale veronese (“sempliciotto”), perché sono un “servo inutile” che il Signore adopera per realizzare il proprio progetto».

di Gerolamo Fazzini

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