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L’universo
in una pennellata

· Le antiche porcellane del Museo di Shanghai a Palazzo Venezia ·

Leggere i Sonetti di Shakespeare invita a riflettere su ciò che accade sotto la superficie delle cose. E le sue descrizioni indagano quello che è invisibile agli occhi. È il pudore dell’intelligenza e della riservatezza e di una sensibilità che hanno alcune persone e anche alcune civiltà. Come quella cinese dove spesso conta di più il non detto e ogni gesto ha una straordinaria forza evocativa. Non a caso in Cina si dice “l’universo in una pennellata”.

Calice con motivi in rosso e in blu dinastia Ming, era Xuande (1426-1435)

Proprio come nelle porcellane del museo di Shanghai esposte adesso a Roma fino al 16 febbraio del prossimo anno. Poesie, descrizioni di paesaggi, scene di vita quotidiana, spiritualità. È il ricchissimo patrimonio letterario, storico, filosofico e artistico documentato dalle settantaquattro opere, vere gemme della produzione imperiale cinese, alcune pezzi unici, che si possono vedere nella mostra «Capolavori dell’antica porcellana cinese dal museo di Shanghai: X-XIX secolo» allestita nelle sale quattrocentesche di Palazzo Venezia.

Come il vaso bianco e blu, usato per contenere bevande alcoliche e raffigurante un uomo che, portando un qin, visita un amico. Questo soggetto è uno dei temi tradizionali della Cina antica. E rappresenta simbolicamente la ricerca spirituale dei letterati e l’ideale cui essi tendevano. Il qin è un antico strumento musicale a corda e nel Libro delle odi (Shijin) si racconta che re Shun, salito al trono secondo la tradizione nel 2255 prima dell’era cristiana, suonasse un qin per pacificare il suo regno. Il qin diventa centrale nella dottrina di Confucio che considera la musica un mezzo di autocoltivazione della persona e, nel contempo, uno strumento di governo. Un’esecuzione appropriata del qin diventa una pratica per la realizzazione dell’uomo virtuoso: tanto che si parla di qin dao, “via del qin”. Con la dinastia Han (dal 206 prima dell’era cristiana al 220 dell’era cristiana) nell’elenco delle “sei arti”, insieme allo studio dei riti, del tiro con l’arco, della guida del carro, della calligrafia e della scienza dei numeri, si affiancava quello del qin.

Per la prima volta in Italia, queste antiche porcellane della collezione del Museo di Shanghai — una delle istituzioni museali più importanti della Cina — sono preziose testimonianze della manifattura cinese prodotta tra il X e il XIX secolo. A cura di Lu Minghua e dei co-curatori Zhang Dong e Peng Tao dello Shanghai Museum e organizzata tra gli altri dalla State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese e dal nostro ministero dei beni culturali, la mostra si colloca nell’ambito del Memorandum d’intesa sul partenariato per la promozione del patrimonio culturale siglato il 7 ottobre 2010 tra Italia e Cina.

di Rossella Fabiani

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27 maggio 2019

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