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L’unica
con cui ho il coraggio di piangere

· Papa Francesco davanti alla Madonna ·

Esce il 18 ottobre il libro È mia madre. Incontri con Maria Papa Francesco in dialogo con Alexandre Awi Mello (Roma, Città Nuova, 2018, pagine 328, euro 22). A partire da un’intervista concessa all’autore, nominato da Francesco, il 31 maggio 2017, segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, il libro — prefato da Carlos María Galli, della facoltà di teologia dell’Università cattolica argentina — descrive gli incontri del Papa con la Madonna, dall’infanzia fino alla missione attuale come vescovo di Roma. Del volume anticipiamo il brano conclusivo.

Si avvicina il momento di salutarci. Sono stato più di due ore con il papa, tra Casa Santa Marta, dove abbiamo cominciato l’intervista, e il Palazzo apostolico, dove siamo andati per l’Angelus e per la breve passeggiata in quel posto che aveva rischiato di essere la sua prigione, come mi aveva detto in modo scherzoso. Saliamo in macchina per tornare alla sua residenza. Siamo uno di fianco all’altro, come in vari momenti durante la sua visita in Brasile. È inevitabile che, in quel momento, come in un lampo, mi passino per la mente scene di un film già visto. Un film bellissimo che non voglio finisca. 

Nostra Signora  di Aparecida

Rendendomi conto che è giunto il momento di salutarci, mi ricordo delle sue parole mariane — sempre mariane — dette alla cerimonia di congedo presso l’aeroporto di Galeão, quel 28 luglio 2013: «Il mio pensiero finale, la mia ultima espressione di nostalgia, si rivolge a Nostra Signora di Aparecida. In quell’amato santuario mi sono inginocchiato in preghiera per l’umanità intera e in particolare per tutti i brasiliani. Ho chiesto a Maria che rafforzi in voi la fede cristiana, che fa parte della nobile anima del Brasile, come pure di tanti altri Paesi, tesoro della vostra cultura, incoraggiamento e forza per costruire una umanità nuova nella concordia e nella solidarietà. Questo papa se ne va e vi dice “a presto”, un “presto” pieno di nostalgia, e vi chiede, per favore, di non dimenticarvi di pregare per Lui. Questo papa ha bisogno della preghiera di tutti voi».
Poco dopo, durante il volo di ritorno a Roma, avrebbe spiegato ai giornalisti il motivo per cui chiede sempre preghiere: «Mi viene da dentro! Anche alla Madonna chiedo che preghi per me il Signore. È un’abitudine, ma è un’abitudine che mi viene dal cuore e anche dalla necessità che ho per il mio lavoro. Sento che devo chiedere. Non so, è così...».
Mentre sono immerso in questi pensieri e ricordi, Francesco mi chiede: «Non hai un’altra domanda?». Anche lui si è accorto dell’imminenza del nostro saluto e vuole forse darmi la gioia di approfittare fino all’ultimo momento di quel contatto. Io ero andato a intervistarlo, ma alla fine era lui che, con delicatezza, si preoccupava perché formulassi tutte le mie domande. Cercando di essere creativo per un ultimo intervento, gli dico, di colpo: «Sì, Santo Padre. C’è un’altra domanda che vorrei farle, con lo stile tipico dei giornalisti, cosa che non sono. Le chiederei cosa risponderebbe, brevemente, in poche parole, se Le si domandasse chi è la Vergine per Lei».
Il papa respira profondamente, pensa un po’ e non dubita nel dire, con una voce piena di tenerezza e di affetto: «Lei è mia mamma». Fa una pausa e continua: «Forse è l’unica persona con cui ho il coraggio di piangere. Perché sono un duro. Non piango di solito — dice con un candore che stride con il contenuto delle sue parole —. Ma con la Madonna, sì, l’ho fatto. Lei lo sa. Sento che con lei posso piangere...».
Preferisco non continuare. Restiamo in silenzio, come assaporando quelle parole. Mi colpiscono molto e mi identifico ancora di più con chi le sta pronunciando. Anch’io so che con Lei si può piangere. «Andiamo a casa», dice il papa con voce ferma all’autista, spezzando il silenzio di quel minuto che mi era sembrato un’eternità.
Semplicemente «lei è mia mamma», continuo a riflettere. La parola usata dal papa in spagnolo è proprio mamá, mamma, che raccoglie la carica affettiva della parola “madre”, ma con un tocco di intimità in più. Sembra tutto così ovvio e, allo stesso tempo, così chiarificatore. Quelle parole riassumono tutta la nostra conversazione, condensano una vita d’amore e di vincolo profondo tra Jorge Mario e Maria. Che bello avvertire che ciò che è ovvio è proprio reale! Ci abituiamo così tanto alle evidenze che, con il tempo, ci sembra che abbiano meno valore. Maria è semplicemente madre. È l’esperienza millenaria della Chiesa, è l’esperienza di milioni di cristiani. Ed è l’esperienza viva e reale del cuore di Francesco.
Durante questo appassionante viaggio nel cuore mariano di Jorge Mario Bergoglio, mi sono ritrovato innumerevoli volte con la parola “madre”, semplicemente madre. Questa deve essere stata l’esperienza di Gesù con Maria. Nel momento cruciale dell’abbandono della sua vita sulla croce, sperimentò la «presenza consolante della Madre e dell’amico», scrive Francesco nell’Evangelii gaudium (n. 285). Le «parole di Gesù sulla soglia della morte non esprimono in primo luogo una preoccupazione compassionevole verso sua madre, ma sono piuttosto una formula di rivelazione che manifesta il mistero di una speciale missione salvifica. Gesù ci lasciava sua madre come madre nostra» (ibid.).
Bergoglio richiama la nostra attenzione su un dettaglio del testo biblico che molte volte passa inosservato: il versetto che segue quella formula di rivelazione recita così: «Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché la Scrittura fosse adempiuta, disse: Ho sete» (Giovanni 19, 28). Il papa evidenzia che Maria è l’ultimo dono di Gesù per il suo popolo, donato prima che tutto venisse consumato: «Solo dopo aver fatto questo, cioè, dopo aver affidato sua madre al discepolo e viceversa, Gesù ha potuto sentire che “tutto era compiuto” (Giovanni 19, 28)», spiega Francesco.
«Ai piedi della croce, nell’ora suprema della nuova creazione, Cristo ci conduce a Maria. Ci conduce a Lei perché non vuole che camminiamo senza una madre, e il popolo legge in quell’immagine materna tutti i misteri del Vangelo. Al Signore non piace che manchi alla sua Chiesa l’icona femminile. Ella, che lo generò con tanta fede, accompagna pure «il resto della sua discendenza, (...) quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Apocalisse 12, 17).
Maria è una madre amica, segnala Francesco, «è l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita. È colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene. Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia» (Evangelii Gaudium, 286). Per questo il figlio può piangere con lei. «Lei è mia mamma. È l’unica persona con cui ho il coraggio di piangere».
Il tono e la tenerezza di quelle parole non se ne vanno più dalla mia testa. Arriviamo a Casa Santa Marta. Una coppia con un bambino piccolo lo aspettano per pranzo. Ringraziamenti, promesse di preghiere reciproche, saluti... Ma quando sono già un po’ lontano, mi chiede: «Ah! Ti sei preso la Madonna?», come indicando qualcosa di importante, che non posso dimenticare. Nell’emozione del momento non capisco a cosa si stia riferendo: «La Madonna?», chiedo. «Sì, quella della Tenerezza che ti ho regalato». «Sì, certo — rispondo subito —. È qui, grazie!».
Salgo lentamente le scale che danno sul cortile esterno, assorto nei miei pensieri, cominciando a ripercorrere quei momenti indimenticabili. Semplicemente sorrido: «Sì, caro papa, ho preso la Madonna, la tua Madonna della Tenerezza. Come dimenticarla? Anche per me, lei è la mia mamma!».

di Alexandre Awi Mello

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20 marzo 2019

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