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Lungo il Cammino
di Santiago

· L’inquietudine di una domanda ·

La prossima estate ricorre il trentesimo anniversario dall’incontro mondiale dei giovani con san Giovanni Paolo II a Santiago de Compostela. Dopo un lungo periodo di declino e dimenticanza, il pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo Giacomo, in quell’agosto del 1989, si risvegliò dal suo letargo, finendo per trasformarsi da allora, con un crescendo sempre maggiore e mai spento, in un nuovo e privilegiato areopago di incontro e dialogo tra la Chiesa e il mondo, tra l’uomo di oggi e Cristo.

Siamo ancora in piena primavera e i pellegrini già camminano quasi in fila indiana, come un rosario umano, provenienti da tutte le parti del mondo. Essi stessi si sono trasformati, uno dopo l’altro, in quelle “frecce gialle” di cui il sentiero è tradizionalmente costellato, che indicano la via da seguire. Sul cammino si riconciliano differenze storiche e culturali, non vi è ideologia o religione da cui difendersi di fronte agli altri. Una quasi spontanea fraternità crea insospettati spazi di intimità e concordia tra persone che fino a pochi giorni prima, o addirittura poche ore, erano tra loro come perfetti sconosciuti.

Le lunghe giornate percorse a piedi, le tante ore trascorse gran parte in silenzio, a volte in conversazioni con chi ci cammina accanto, ognuno col peso della propria storia sulle spalle, ognuno sprovvisto delle sicurezze e della comodità della vita quotidiana, ognuno solo con se stesso: tutto questo a poco a poco priva il pellegrino delle proprie difese e lo conduce non solo a Santiago de Compostela, ma anche e soprattutto all’interno del proprio cuore.

Sono pochi i pellegrini che intraprendono il cammino per puro sport o interesse culturale: e posso dirlo con certezza, dopo più di quindici anni in cui, insieme alle suore del nostro Monasterio de la Conversion, mi dedico ad accoglierli nel paese di Carrión de los Condes, proprio a metà del cammino francese in piena meseta castigliana, da dove passano una media di 200 pellegrini al giorno tra maggio e ottobre di ogni anno.

C’è sempre una domanda intima, una nostalgia di Dio, un dolore profondo, una perdita personale o della persona amata, un’intenzione per cui pregare; e quella persistente inquietudine che sorge da una felicità e da una comunione incompiute, che ci divora tutti; in una parola, c’è una ragione più grande della misura e dei calcoli personali, talvolta una ragione ignota anche a se stessi, che spinge a uscire un giorno di casa e a mettersi in cammino.

Questa ragione finisce per emergere, durante il pellegrinaggio, in forma di lacrime, preghiera, gemito; e talvolta grazie a una melodia, a un istante di stupore o di angoscia, si esprime in una confidenza o in una confessione. Ed è proprio qui, in questa “grazia di svelamento”, che una presenza cristiana si può rivelare determinante.

Potremmo parlare di una vera e propria mistagogia, quell’attitudine “materna” che ha la Chiesa di accompagnare l’uomo a leggere e interpretare i grandi misteri della propria esistenza dentro il mistero dell’amore di Dio. Questo permette al pellegrino di riconoscere, nell’inquietudine che porta con sé alla ricerca della propria identità, una realtà che sta dietro di lui, in fondo ai suoi passi, e che rimanda a Dio. L’esigenza dell’interpretazione del senso della propria storia personale si trasforma in desiderio di trascendenza e di pienezza, di cielo e di stelle (desiderio) nella notte di questo mondo; non dimentichiamo che il termine Compostela può essere ricollegato all’etimologia di campus stellae. E accade, talvolta, che attraverso alla presenza di testimoni di Cristo lungo il cammino, questo desiderio possa finalmente aprirsi all’abbraccio e all’incontro con un nome e un volto: Gesù Cristo, Colui che si è fatto cammino e pellegrino per cercare, incontrare e accostarsi a ogni essere umano e condurlo al suo luogo, la casa del Padre.

Questa mistagogia testimoniale della Chiesa ha, nel Cammino di Santiago, una via concreta di realizzazione attraverso la spiritualità dell’accoglienza (Acogida Cristiana en el Camino, Acc, è il nome della fondazione che raccoglie e promuove la presenza della Chiesa sul Cammino di Santiago). L’accoglienza cristiana offerta negli albergues, nelle chiese, in mezzo al Cammino, nella stessa cattedrale di Santiago è un gesto intimamente e profondamente evangelico ed evangelizzatore. Perché Gesù ha detto: «Ero pellegrino e mi avete accolto», rivelando la dignità sacra di colui che serviamo nell’accoglienza — «lo avete fatto a me» — così il cristiano che accoglie e il pellegrino che viene accolto sperimentano la gioia di una reciproca visita e, toccando la densità dell’umano, riconoscono il mistero che si è incarnato e ha assunto il destino dell’uomo per sempre. Questo è il miracolo dell’umanità e della fede che riaccade quotidianamente e misteriosamente sul Cammino di Santiago.

di Carolina Blázquez Casado

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20 ottobre 2019

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