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Lungo i canali e sulle banchine  la gioia di una città in festa

· La giornata veneziana di Benedetto XVI ·

«Alza remi per il Papa»: il tradizionale saluto dei gondolieri veneziani, con le loro maglie a righe colorate, in piedi sulle caratteristiche imbarcazioni, è echeggiato più volte in Laguna durante la giornata di domenica 8 maggio.
Anzitutto al mattino, quando Benedetto XVI in motoscafo ha sostato davanti all’edicola mariana — simbolo della devozione locale alla Vergine Nicopeja — incontrata lungo il tragitto che dal Patriarcato, dove ha pernottato, lo conduceva al parco di San Giuliano, a Mestre.
Poi a mezzogiorno inoltrato, quando rientrando dalla celebrazione, all’interno dei canali del centro storico veneziano è stato scortato da un corteo delle associazioni remiere della città, con le barche addobbate con fiori e nastri colorati.
E, soprattutto, nel pomeriggio, quando salendo egli stesso a bordo di una gondola dipinta di bianco, «La Dogaressa», è stato accompagnato dalle vogate di quattro campioni, da San Marco al complesso di Santa Maria della Salute.
A far da corona alla suggestiva scenografia le imbarcazioni di servizio — dagli acquascooter della polizia all’idroambulanza — e cinquantamila tra veneziani e turisti riversatisi festanti lungo le banchine.
Ma il viaggio del Papa è Venezia non è stato solo colore. Al di là degli aspetti originali del programma, perché unico al mondo il contesto in cui si è svolto, la missione di Pietro nelle terre di Marco è pienamente riuscita. «La visita è un’esperienza meravigliosa che mi conferma nel mio compito di “confermare i fratelli nella fede”, che è il compito del successore di Pietro. Anzi, io stesso mi sento confermato nella fede da questo viaggio», ha confidato ai vescovi del Triveneto — ai quali si era unito il patriarca emerito di Venezia, cardinale Marco Cè — con cui ha pranzato in Patriarcato. Il Pontefice si è anche detto soddisfatto e compiaciuto dell’andamento della celebrazione al parco di San Giuliano e dell’entusiasmo manifestatogli lungo il Canal Grande.
Per avere conferma di questo successo, basti pensare agli oltre trecentomila fedeli che a Mestre hanno partecipato alla messa, silenziosi e composti, senza applausi, come aveva chiesto prima dell’inizio uno speaker. Il maestoso palco — tra i più belli visti in circostanze del genere — richiamava i mosaici e le forme architettoniche di Aquileia e di San Marco. L’ha disegnato l’architetto Stefano Bianchi, di Padova, in collaborazione con don Gianandrea di Donna.
Il Papa ha presieduto l’Eucaristia della terza domenica di Pasqua, concelebrata dal cardinale patriarca Scola, dai prelati e presuli del seguito, e da una quarantina di vescovi del Triveneto e delle Chiese nate da Aquileia. Su indicazione dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, la preghiera dei fedeli in diverse lingue — tedesco, sloveno, ungherese, croato e italiano — ha sottolineato questa dimensione internazionale. Confermata dall’arrivo di una decina di pullman, per un totale di 500 fedeli, dalla Croazia e dalla Slovenia. Con loro anche mezzo migliaio di rappresentanti della numerosa comunità filippina veneta, che risiede soprattutto nel capoluogo, nel padovano e nel trevigiano. Tra le autorità intervenute, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, il veneto Maurizio Sacconi, e il presidente della Regione, Luca Zaia.
La scelta dell’area ha esaltato la dimensione «ecologica» dell’incontro: usata per anni come discarica di rifiuti, Punta San Giuliano era divenuta anche simbolicamente una barriera tra la città industriale con le vicine ciminiere di Porto Marghera e quella lagunare. Grazie a un ambizioso progetto di riqualificazione, in poco tempo è divenuta uno dei più grandi parchi d’Europa e al contempo porta verde di accesso alla «Perla dell’Adriatico», nei pressi del ponte della Libertà che la collega alla terraferma.
Anche la costruzione del palco è stata ispirata a criteri di ecocompatibilità, con l’utilizzo di tecnologie e materiali a ridotto impatto ambientale e a bassa emissione di anidride carbonica, e la scelta di materiali scenografici riciclabili.
Momento culminante della visita, la messa ha rappresentato l’abbraccio delle genti del Nordest a Papa Ratzinger. Ma anche di quelle Chiese che dal Triveneto vengono sostenute grazie a una catena di solidarietà. Lo testimoniavano i giovani kenyani arrivati da Ol Moran con don Giacomo Basso, sacerdote veneziano fidei donum e loro parroco.
Nel pomeriggio il Papa ha salutato il Comitato organizzatore della visita — ricevendo in dono anche un bellissimo violino in vetro di Murano — prima di scendere nella basilica di San Marco, per presiedere la terza assemblea ecclesiale del Patriarcato, indetta dal cardinale Scola a chiusura della visita pastorale alle varie realtà del territorio.
Nella cattedrale marciana erano radunati un migliaio di rappresentanti di parrocchie, movimenti e associazioni ecclesiali, religiosi, con la presenza anche di esponenti delle altre Chiese cristiane della città. Dopo aver salutato i canonici del capitolo della basilica, il Papa si è recato all’altare del Santissimo Sacramento — detto anche della Madre di Dio Nicopeja — per una breve adorazione. Poi ha presieduto la preghiera liturgica, durante la quale è stata proclamata una lettura breve tratta dal Vangelo di Luca (19, 1-10).
Infine in gondola, l’arrivo al complesso di Santa Maria della Salute, che ospita lo Studium Generale Marcianum e il seminario patriarcale. Ex voto alla Madonna da parte dei veneziani per la liberazione dalla peste che tra il 1630 e il 1631 decimò la popolazione — com’era avvenuto in precedenza per le chiese del Redentore e di San Rocco — la basilica della Salute è una delle più riuscite espressioni dell’architettura barocca locale. Qui il Papa ha pronunciato l’ultimo discorso del suo viaggio, rivolgendosi in particolare al mondo culturale, artistico e socioeconomico e salutando il presidente della Comunità ebraica e gli esponenti di quella musulmana. Poi, passando attraverso la sagrestia che conserva gli abiti papali di Giovanni Paolo I, con i membri del suo seguito e dei diciotto seminaristi del Patriarcato, ha benedetto la rinnovata cappella della Santissima Trinità, che da ora è aperta al pubblico. Infine una breve sosta nella biblioteca — anch’essa appena restaurata — dello Studium, polo pedagogico-accademico e di ricerca promosso dal Patriarcato, che conta oltre un migliaio di studenti di scuola primaria, secondaria, universitari e post-laurea.
Tra gli antichi incunaboli e i rari manoscritti che gli sono mostrati, anche testi di san Bonaventura. «Sarebbe bello lavorarci», ha detto sorridendo, prima di prendere il motoscafo che lo ha condotto all’aeroporto di Tessèra, da dove in serata è ripartito alla volta di Roma.

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18 marzo 2019

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