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L’umiltà di cui la Chiesa
si congratula

· Nella celebrazione della Madre Dio ·

La celebrazione della Madre di Dio, che nel corso della storia ha conosciuto diverse collocazioni nei calendari liturgici, raccoglie un’usanza umanissima e profonda, diffusa praticamente in tutte le culture: le congratulazioni alla famiglia del nuovo nato, a sua madre, a suo padre. Fedele a questo imperativo di umanità, anche la Chiesa si raccoglie nel primo giorno del nuovo anno civile, intorno alla santa famiglia di Gesù e si rallegra insieme a Maria e insieme a Giuseppe per la nascita di questa nuova vita.

Ma la Chiesa sa che si tratta di una nascita particolare: Giuseppe non è il padre biologico del nuovo nato; Maria ha ricevuto questo figlio in un modo del tutto nuovo e inaudito, per potenza di Spirito Santo. Le congratulazioni che essa quindi rivolge a questa donna e a quest’uomo sono piene della consapevolezza di trovarsi di fronte a una meraviglia loro donata da Dio a beneficio del popolo cui appartengono, l’Israele dei poveri e della fede sofferente, e di tutti coloro Dio stesso vorrà chiamare a essere commensali del suo Regno, dall’Oriente e dall’Occidente, insieme ad Abramo, Isacco, Giacobbe e i santi padri e le sante madri del popolo dell’Alleanza.
La Chiesa oggi si congratula con Maria e Giuseppe prima di tutto per la loro fede: senza di essa, il Figlio di Dio, uno della Trinità, non avrebbe mai potuto diventare uno di noi, solidale in tutto nella condizione umana, eccetto il peccato. Si congratula con loro per il coraggio che hanno dimostrato: Maria, dichiarandosi la serva del Signore, si è esposta al rischio di essere considerata un’adultera, di essere ricusata dalla propria famiglia e da quella del suo sposo, di essere condannata senza pietà.

di Salvatore M. Perrella

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15 ottobre 2019

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