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L’ultimo scalino

· Messa a Santa Marta ·

Sulla strada del cristiano «non c’è posto per l’odio»: se, come «figli», i credenti vogliono «assomigliare al Padre», non devono limitarsi alla semplice «lettera della legge», ma vivere ogni giorno il «comandamento dell’amore». Fino ad arrivare «a pregare per i nemici»: cioè all’«ultimo scalino» che è necessario salire per guarire il «cuore ferito dal peccato». Così Papa Francesco, nella messa celebrata a Santa Marta martedì 14 giugno, ha sottolineato come Gesù, ribaltando l’idea di «prossimo», sia venuto per portare la legge alla «pienezza». Gesù infatti — ha detto — è «venuto non per cancellare la legge», colpa di cui era accusato dai suoi nemici, ma «per portarla alla pienezza». Tutta, «fino all’ultimo iota».

«La scala della divina ascesa» (XII secolo, Monastero di Santa Caterina)

All’epoca, infatti, i dottori della legge ne davano «una spiegazione troppo teorica, casistica». Di fatto, ha spiegato il Pontefice, era una visione «in cui non c’era il cuore proprio della legge, che è l’amore» dato da Dio «a noi». Al centro non c’era più quello che nell’Antico testamento era il «comandamento più grande» — ovvero «amare Dio, con tutto il cuore, con tutte le tue forze, con tutta l’anima, e il prossimo come te stesso» — ma una casistica che cercava solo di capire: «Ma si può fare questo? Fino a che punto si può fare questo? E se non si può?».

Gesù, quindi, «prendendo spunto dai comandamenti», cerca di recuperare «il vero senso della legge per portarlo alla sua pienezza». Così, ad esempio, riguardo al quinto comandamento ricorda: «È stato detto “non uccidere”. È vero! Ma se tu insulti tuo fratello, stai uccidendo». Cioè spiega che «ci sono tante forme, tante maniere di uccidere». Così «va come raffinando la legge». E ancora: «Se tuo fratello ti chiede il vestito, dagli anche il mantello! E se ti chiede di andare per un chilometro con lui, ma va per due!». Gesù cioè, ha commentato il Papa, chiede sempre qualcosa di «più generoso», perché «l’amore è più generoso della lettera, della lettera della legge».

Questo «lavoro» di perfezionamento non serve solo «per il compimento della legge, ma è un lavoro di guarigione del cuore». Nei brani evangelici in cui Gesù porta avanti questa spiegazione dei comandamenti, ha detto Francesco, «c’è un cammino di guarigione di un cuore ferito dal peccato originale». Ed è un cammino proposto a tutti, perché «tutti noi abbiamo il cuore ferito dal peccato, tutti». E giacché Gesù raccomanda di essere «perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste», per «assomigliare al Padre», per essere davvero «figli», dobbiamo seguire proprio «questa strada di guarigione».

Riprendendo il brano evangelico proposto dal brano dalla liturgia tratto dal Vangelo di Matteo (5, 43-48) — nel quale Gesù ricorda: «Avete inteso che fu detto? Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico», e quindi aggiunge: «Ma io vi dico amate i vostri nemici!» — il Papa ha sottolineato che in questa strada «non c’è posto per l’odio». L’asticella si alza sempre più: Gesù prima «ci porta a dare più ai nostri fratelli, ai nostri amici», adesso anche «ai nostri nemici». Infatti «l’ultimo scalino di questa scala» verso la guarigione porta la raccomandazione: «Pregate per quelli che vi perseguitano».

Un comandamento — quello di «pregare per i nemici» — che ci può spiazzare, perché a noi, «per la ferita che tutti noi abbiamo nel cuore», ci viene naturale augurare «qualcosa un po’ brutta» a un nemico che, per esempio, sparla di noi. Invece «Gesù ci dice: “No, no! Prega per lui e fai penitenza per lui”».

In tal senso il Pontefice ha raccontato come quando era ragazzo sentiva parlare «di uno dei grandi dittatori che erano nel mondo nel dopoguerra», del quale si diceva: «Che Dio lo porti all’inferno il più presto possibile!». Se dal cuore usciva in maniera immediata questo sentimento, il comandamento nuovo invece chiedeva: «Pregate per questo». Certo, ha aggiunto Francesco, «è più facile pregare per uno che è lontano, per un dittatore lontano, che pregare per quello che me l’ha fatta brutta, brutta, brutta». Eppure è proprio questo che «ci chiede Gesù».

Verrebbe da chiedere: «Ma perché, Signore, tanta generosità?». La risposta la dà Gesù proprio nel brano evangelico: per essere «figli del Padre vostro che è nei cieli». Se così «fa il Padre», così siamo chiamati a fare per essere «figli». Questa «guarigione del cuore», cioè, «ci porta a diventare più figli». E cosa fa il Padre? «Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni; fa piovere sui giusti e sugli ingiusti», perché «è Padre di tutti».

Altra obiezione: ma Dio è padre anche «di quel delinquente, di quel dittatore?». La risposta è chiara: «Sì è padre! Come è padre mio! Lui non rinnega mai la sua paternità!». E se vogliamo «assomigliare» a lui, dobbiamo andare «su questa via». Infatti Gesù conclude il discorso dicendo: «E voi siate perfetti come è perfetto il vostro Padre». Cioè, ha spiegato il Pontefice, ci viene proposta «una strada che non ha fine», perché «tutti i giorni dobbiamo fare qualcosa del genere».

A tale riguardo Francesco ha proposto a tutti «una cosa pratica», ovvero chiedersi: «io prego per i miei nemici o mi viene di augurare loro qualcosa di brutto?». Bastano «cinque minuti, non di più» per chiedersi: «Chi sono i miei nemici o quelli che mi hanno fatto del male o che io non amo o con i quali c’è una spaccatura fra di noi? Chi sono? Io prego per questi?». Ognuno, ha aggiunto il Papa, «dia la risposta». E ha concluso: «Che il Signore ci dia la grazia» di «pregare per i nemici; pregare per quelli che ci vogliono male, che non ci vogliono bene; pregare per quelli che ci fanno del male, che ci perseguitano», con «nome e cognome». E vedremo che questa preghiera porterà due frutti: al nostro nemico «lo farà migliorare, perché la preghiera è potente», e a noi «ci farà più figli del Padre».

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